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La Settimana Dannunziana
Al poeta sublime, Vicenza ha dedicato una settimana di celebrazioni e riletture, che termina con una prestigiosa rappresentazione nella bella cornice del Teatro Olimpico sabato 19, alle 21, e domenica 20 maggio, dal titolo "La fiaccola sotto il moggio" con la compagnia teatrale La Barraca e la regia di Renato Stanisci.
Gabriele D'Annunzio
Lo scenario dell'Olimpico dunque fa da sfondo per un grande omaggio al sommo poeta e prima della rappresentazione, alle 20.30 nell'Odeo, spazio ad un incontro tra gli amministratori vicentini e una delegazione del comune di Anversa degli Abruzzi, paese scelto da D'Annunzio per la rappresentazione dell'opera. I costumi pur facendo riferimento all'epoca (1815-1830) non hanno alcun legame con il folklore abruzzese. La tragedia dannunziana è ambientata nella valle del Sagittario dove il fiume scorre tra rocce altissime. Nel Castello dei Sangro, la serva Fura ha sconvolto con le sue seduzioni muliebri il nobile capofamiglia Tibaldo, che le ha ceduto. La serva uccide la moglie di Tibaldo, Donna Monica , e lui che pure sa, tace le sue responsabilità nel turpe delitto. Una volta libero dal vincolo matrimoniale,Tibaldo sposa Fura, divenendo di fatto suo complice. Ma c'è chi ha visto e conosce la verità.......è Gigliola, la figlia di Tibaldo. Ella medita vendetta e ad un anno dal delitto, il giorno di Pentecoste, le si presenta l'occasione giusta. Ospita in casa il padre di Fura, da quest'ultima rinnegato, e gli medica le ferite che la figlia gli ha provocato lanciandogli delle pietre. Proprio mentre sta per uccidere l'assassina di sua madre tuttavia, Gigliola muore tragicamente e non può portare a compimento il suo gesto di vendetta. Che però sarà in qualche modo "recuperato" proprio da Tibaldo, il quale non perdonerà mai a Fura la sua infedeltà e alla fine, sconvolto, le toglierà la vita. Questa a grandi linee la trama della tragedia dannunziana, ma che cos'è il Moggio? Nel linguaggio "povero" dei contadini esso sta a significare un attrezzo agricolo, una specie di tino usato per misurare le granaglie. L'espressione "tenere una fiaccola sotto il moggio" significa dunque possedere un segreto, una verità nascosta, qualcosa che non può venire alla luce, e rimane prigioniera del buio, dell'oblio. Gigliola, nella sua "follia" di vendicare la madre uccisa, conosce questo terribile segreto, ma non può condividerlo con alcuno, non può farlo uscire dalla zona d'ombra della propria coscenza, pena il fallimento dei propri intenti. Ma il destino, che dell'ombra è il sovrano incontrastato, come sempre decide diversamente

29/04/2001

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