| Informazione pubblicitaria |  | | | | | | | | | 31.734 sono le imprese vicentine registrate nel settore del terziario dal più recente censimento fatto nell'anno 2000. E di queste, oltre 18.000 appartengono al comparto del commercio, quello più numeroso, 3.500 circa sono quelle della ristorazione e ricettività alberghiera, quasi 4.000 quelle dell'intermediazione immobiliare, 1.300 le informatiche e altrettante quelle di intermediazione monetaria e finanziaria, quasi 3.000 quelle che forniscono servizi sociali e personali. Come si può vedere dale cifre dunque, una rete di servizi vivace e ben distribuita sul territorio, che sfrutta appieno le potenzialità di una città e una provincia ricche e con una buona propensione alla spesa. |  | | | Secondo il Presidente provinciale della Confcommercio Sergio Rebecca il tessuto del terziario vicentino è da una parte ben dimensionato e ben inserito nella realtà economica locale, un punto di riferimento per l'economia e per l'occupazione. Tuttavia, visto da un'ottica più attenta e approfondita, esso sconta carenze e difficoltà "storiche" del nostro territorio: carenza di infrastrutture (un dilemma ormai annoso per il territorio vicentino), complessità burocratiche, problemi di sicurezza legati al dilagare della microcriminalità e, altro punto dolente, un sistema tributario spesso iniquo e mal distribuito. L'analisi più particolareggiata dell'intero settore del terziario vicentino evidenzia che le "voci" maggiormente in crescita sono quelle dell'intermediazione immobiliare, finanziaria e dell'informatica. Ma nonostante un trend di sviluppo positivo, come detto, esistono alcuni elementi che pesano sul clima di fiducia delle imprese e dei consumatori, principalmente quello della pressione fiscale e dell'inflazione. I recenti fatti congiunturali (euro debole, aumenti dei prezzi petroliferi, caos nel settore assicurativo con tariffe alle stelle) hanno indubbiamente influito in maniera pesante sul panorama generale. Durante l'ultimo decennio il ciclo recessivo ha influito molto sui consumi delle famiglie e nonostante una timida ripresa attualmente l'incremento annuo delle quantità acquistate non supera l'1,3%. In generale si è assistito ad un calo dei consumi nel settore alimentare e ad una crescita in quello non alimentare. E' cresciuta la spesa nei servizi mentre è calata quella nei beni di consumo. Grande rilevanza ha assunto il rapporto tra i punti vendita tradizionali e quelli della grande distribuzione, come gli ipermercati, fenomeno questo che si sta estendendo come tipologia dimensionale anche a settori del non food (elettrodomestici, bricolage, giardinaggio etc.). E' questo un tema che determina da una parte un orientamento quasi forzato in alcune tipologie di consumatori, e dall'altra crea non poche polemiche e atrriti a livello politico amministrativo, per quanto riguarda il numero delle concessioni e delle autorizzazioni e il rapporto tra popolazione e dislocazione territoriale dei punti vendita. Dunque un comparto aperto a molti sviluppi possibili quello del terziario: un settore che rappresenta per molti aspetti il futuro di gran parte dell'economia e che proprio per questo motivo necessita delle giuste attenzioni da parte del mondo politico e amministrativo. | 22/05/2001 | | Rubriche |  | LIBRI A cura di Alessandro Scandale |  | CALCIO L'opinione di Adalberto Scemma |  | CINEMA A cura di Alessandro Scandale |  | ARCHIVIO NEWS L'archivio del nostro NewsMagazine | | | |