| Informazione pubblicitaria |  | | | | | | | | CASA DEI FRATELLI DELLE SCUOLE CRISTIANE, SPIN DI ROMANO D'EZZELINO (VI) Il programma della giornata: 9.30: incontro con i testimoni, saluto di GIUSEPPE STOPPIGLIA presidente di Macondo. SERGIO CUSANI (Milano) manager "La violenza del carcere" JOUNIS TAWSIK (Irak) scrittore "La violenza del Fondamentalismo" RAFFAELE MANTEGAZZA (Univ. di Bergamo) scrittore "Pedagogia dello sterminio" MARTA BURITICA CESPEDES (Bogotà-Colombia) presidente C.U.T. "La violenza sulla donna" ADRIANO UKWATCHALI (Luanda-Angola) antropologo "La violenza della guerra" ADMA CASSAB FADEL (Rio de Janeiro-Brasile) educatrice "La violenza sui bambini di strada" | | | EDILBERTO SENA (Santarem-Amazzonia Brasiliana) sacerdote "La violenza sui Sem-Terra" POL ZAYAT (Cordoba-Argentina) parroco "La violenza nelle favelas". 16.30: presentazione del libro di ANDREA GANDINI direttore ISFEL "Dalla piramide al mosaico - Crescita economica o sviluppo umano" presentano: prof. BRUNO AMOROSO, docente di economia Univ. di Roskilde - Danimarca; MARIO BERTIN, direttore Edizioni Lavoro. 17.30: estrazione sottoscrizione a premi 20.00: chiusura festa. Sarà presente un testimonial della trasmissione "Quelli che il calcio...", promotrice della campagna "I Bambini torneranno a giocare". Nel pomeriggio: i gruppi aderenti propongono i loro progetti, animazione e giochi per bambini, musica dal vivo, etnica - percussioni - folk - rock. Aderiscono: AGESCI; AMNESTY INTERNATIONAL; BANCA DEL TEMPO; BANCA POPOLARE ETICA; BEATI I COSTRUTTORI DI PACE; BRASILIANI DEL VENETO; CIRCOLO ARCOBALENO; COM. SOLIDARIETÀ CON LA PALESTINA; COMITATO 20 OTTOBRE PER IL CHIAPAS; COOP. PACE E SVILUPPO; DIRITTI UMANI NEL TIBET; EQUIPE AFFIDO FAMILIARE ULSS 3; IL CERCHIO; INSIEME SI PUÒ; ITALIA-NICARAGUA; L'ABBRACCIO; LA LOCOMOTIVA; LA MANNA - COMM. EQUO e SOLIDALE; LA PACE; LAV - LEGA ANTIVIVISEZIONE;LIBERA; L'ISOLA CHE C'È; MACONDO; MANITESE; MEDICI SENZA FRONTIERE; MOV. CITTADINI E POPOLI DEL MONDO; OPERAZIONE MATO GROSSO; PROGETTO MAESTRI RURALI IN BOLIVIA; RETE LILLIPUT; SÃO MARTINHO; SURVIVAL;... e altri gruppi ancora. Amiche e amici carissimi, alla festa nazionale di Macondo di quest'anno ci troveremo a riflettere su un tema forte ed impegnativo: "La violenza è privazione di terra, di parola, di diritto". Macondo ha tentato e tenta di vivere la propria "liberazione" nella relazione con l'altro. Questa violenza non è detta, ma pesa sulla realtà. Quando compare, essa conferma l'immagine e l'idea che la violenza decide tutto, è la regina della storia, che gli ideali sono favole, che la bontà è "buonismo" ridicolo. Il male dell'umanità c'è, è dentro di noi, ma ci difende dal male la nostra volontà di convivere costruttivamente, con pazienza e con impegno interiore. "Subire un'ingiustizia lede i miei diritti, ma commetterla sfigura il mio essere" [F. Savater]. Ai piedi della montagna, dove non ci sono pini ma meli e ciliegi, è possibile spiare oltre il fogliame il volo delle nuvole e degli aquiloni. I bambini corrono sul prato guardando indietro per vedere se l'aquilone prende il vento e capitombolano rovinosamente. Vecchi signori si divertono fingendo di divertire i nipotini. In ogni ragazzo bruno e solitario, in ogni bambina che danza nella luce, scorgo il volto dei tanti "bambini di strada" che ho incontrato nei mesi di febbraio e marzo in Argentina, in Brasile e in Vietnam. Cerco di pensarli senza lasciarmi attanagliare dal dolore: con una tenerezza che sia solo fiducia, elevazione, preghiera. Ho chiesto a Dio di farmi soffrire al loro posto. Forse mi ha ascoltato. "Signore, stasera, mentre passeggiavo immerso nel deserto del mio amore, ho incontrato una bambina che piangeva. Le ho sollevato il capo per leggere nei suoi occhi ed il suo dolore mi ha sconvolto. Signore, se io rifiuto di conoscerlo, rifiuto una parte del mondo, e non avrò terminato la mia opera. Non che io voglia distogliermi dai grandi fini, ma quella bambina deve essere consolata. Perché soltanto allora, il mondo andrà bene. Anch'essa è il contrassegno del mondo" [F. de Saint Exupéry]. Non esiste l'infanzia, esistono soltanto bambini e bambine, centinaia, milioni. Ognuno ed ognuna diversa dagli altri, unica ed irripetibile, con volti diversi e bellissimi, con cuori, anime, sogni, culture, famiglie, problemi diversi. Il problema di fondo che li accomuna tutti è che non vengono riconosciuti i diritti fondamentali delle persone. Hanno tutti la disgrazia di vivere in una società dominata dall'economia, dove conta il profitto, non la persona umana. Migliaia di bambini buttati nella miseria, nel disprezzo, nella fame, nella malattia, nella prostituzione, nell'analfabetismo. La loro casa è la strada, la loro famiglia è la banda. Il mezzo per dimenticare la fame, il freddo, le umiliazioni o gli stupri è la droga. Per sopravvivere non resta che il furto, la rapina, la prostituzione. Ogni minuto nel mondo muoiono di fame trenta bambini, mentre nello stesso tempo si spendono trecento miliardi di lire a scopi militari. L'aiuto che diamo per alcuni progetti non può essere solo un atto, sempre lodevole, di assistenza e di carità individuale, ma un impegno che si collochi in uno sforzo mondiale di ricerca della giustizia e del rispetto della persona umana. A differenza della solidarietà che è orizzontale e si esercita da pari a pari, la carità si pratica dall'alto al basso. Non sposta mai, nemmeno di un millimetro, le relazioni di potere. Nel migliore dei casi, un giorno ci sarà giustizia, ma nell'alto dei cieli. Qui sulla terra la carità non perturba l'ingiustizia. Si ripropone solo di dissimularla. Una pace senza giustizia è un campo dove si coltiva la violenza. Chi dà il superfluo ai propri figli e non considera i bambini e le bambine che mancano di tutto come propri figli, non ama i propri figli, li vizia, li odia, perché li educa all'egoismo, alla ricerca della ricchezza e del potere, alla morte del cuore e dell'anima, all'inaridimento interiore. Che ci rende umani è, infatti, l'amicizia ed è l'amicizia che permette la felicità. Ritorno, cocciuto e testardo più che mai, sulla necessità di creare luoghi collettivi di incontro, spazi formativi per i giovani. All'invito pressante che ho fatto l'anno scorso a tutti i soci per coinvolgere i "giovani" a partecipare a qualche "campo-scuola", nessuno mi ha risposto. Ripeto: nessuno! La "cultura dell'ipermercato" è quella della soddisfazione del bisogno immediato: questo particolare fa perdere ai giovani la percezione del futuro. Con il futuro nasce il desiderio lungo e non l'attesa strozzata dell'attimo dopo. Senza la dimensione del futuro non si può capire il dolore, il suo significato nel tempo. Ho la consapevolezza che i nostri giovani non abbiano interiorizzato i valori. Se un ragazzo non è allenato all'attesa, vive senza speranza. La mancanza di speranza porta inesorabilmente all'infantilismo, alla frammentazione, alla dispersione, alla fuga, alla superficialità. Ammetto che è difficile avviare un processo educativo, anche per un ingorgo di segni. In una società del "tutto pieno" manca lo spazio per l'ascolto. Lo spazio è occupato da troppe parole, una tendenza, divenuta esorbitante, di imporre la propria presenza, piuttosto che ospitare la presenza dell'altro. Ad ogni problema si vuol trovare un'immediata soluzione attraverso uno strumento, una tecnica, un'informazione. Si cerca la formula "pronta all'uso". In campo educativo ciò non è possibile, perché educare è un processo, non una risposta da dare. Si corre il rischio di non educare più alla gratuità. In un contesto di tale ambiguità, c'è ora il bisogno di mandare segnali forti. Ognuno con il suo bagaglio e la propria scelta. C'è chi si intruppa e segue l'andazzo presente. Noi abbiamo accettato di vivere il presente come una sfida, come un mestiere impegnativo, come il nostro kairòs (tempo). Siamo costretti dalla cronaca quotidiana a ricercare, senza poter capire, le radici di tanta violenza, di tanti crimini che hanno per vittime le persone, a nostro giudizio, le meno indicate. Ora che la criminalità, uscita dai binari della ragione, affonda le radici nell'irrazionale più inafferrabile, ora siamo davvero, nel senso più personale e fisico, nella precarietà. Gli uomini sicuri, gli uomini onesti, gli uomini che non hanno problemi di sopravvivenza sanno che l'ira di coloro che sono nella follia ha radici nella loro sicurezza. Essi sono irritati perché noi siamo sicuri, sono disperati e violenti perché noi siamo tranquilli e protetti dalle leggi. In questo mondo fragile e piccolo i legami sono così stretti che non ci è permessa la farisaica presa di distanza dall'iniquità. A decidere sul futuro non è la mano di Dio che ci garantisce, ma è la nostra scelta. La rievocazione del grande viaggio dell'Esodo si risolve in un'accettazione estrema delle nostre responsabilità. Non appesantiamoci di troppo bagaglio, di un'inutile, farraginosa, zavorra ideologica. Troppe suggestioni, troppe bussole impazzite, ci potrebbero portare alla perdita della rotta, al disorientamento. Il rumore, a volte, può occultare il pensiero, ma non può cancellarlo. Vorrei far mio quanto scrive Leonardo Sciascia: "Ognuno di noi per essere libero, per essere fedele alla propria dignità, deve essere un eretico". Vi aspetto, tutti, in un abbraccio lungo ed affettuoso alla Festa nazionale di Macondo, il 27 maggio 2001 a Spin di Romano d'Ezzelino (VI), alle porte di Bassano del Grappa. Dobbiamo trovarci, assieme, in tanti, per cantare la primavera. Il presidente-Giuseppe Stoppiglia- | 22/05/2001 | | Rubriche |  | LIBRI A cura di Alessandro Scandale |  | CALCIO L'opinione di Adalberto Scemma |  | CINEMA A cura di Alessandro Scandale |  | ARCHIVIO NEWS L'archivio del nostro NewsMagazine | | | |