| Informazione pubblicitaria |  | | | | | | | | | Non si è ancora spenta l'eco del prestigioso Forum Nord-Sud tenutosi lo scorso fine settimana a Bassano del Grappa che già è tempo di un nuovo importante appuntamento di solidarietà nel vicentino. Il meeting organizzato a Spin di Romano d'Ezzelino dall'Associazione Macondo diventa anche l'occasione per parlare di rapporti tra economia solidale e Internet: All'insegna della fusione tra vecchia e nuova economia, business ed etica, profitto e solidarietà, una società di San Zeno di Cassola, la King Commerce ha creato un centro di cooperazione internazionale mirato alla creazione di imprese nei paesi in via di sviluppo. |  | | ANCHE IL CIBO HA LA SUA GLOBALIZZAZIONE? Il sociologo francese Paul Aries interviene sullo scottante tema della globalizzazione, parlando di cibo e abitudini alimentari. "Se il capitale globale tende a ridurre tutto all'omogeneità allora bisogna difendere a tutti i costi le diversità". E' questo a grandi linee il concetto di base sul quale tutti i difensori della tradizione e della legittima biodiversità concordano. Recentemente a Roma si è tenuta la Mostra del Turismo e dei prodotti tipici, che è stata anche l'occasione per estendere lo scottante dibattito in corso sulla "globalizzazione" anche all'alimentazione, tra cibi transgenici e rischi concreti di contaminazioni varie. Insomma che cosa mangeremo nel nostro futuro? A questa domanda tenta di rispondere Paul Aries, docente universitario francese nonché autore di vari libri su alimentazione e modernizzazione delle relazioni sociali. Il bersaglio preferito di Aries è il cosiddetto "serial food", il cibo seriale, con cui le grandi catene di ristorazione hanno invaso ogni angolo del globo. Secondo gli esperti il mondo diventerà ben presto un "villaggio globale" e questo vale anche per le abitudini alimentari: in pratica le multinazionali del cibo stanno decidendo, o hanno già deciso, che cosa mangeremo d'ora in avanti. Si ratta di cibi senza identità, che vanno bene tanto in Cina quanto in Europa o in America, asettici e anonimi, isapori e inodori, a scapito e detrimento delle culture e delle tradizioni locali. Secondo Aries (ma non solo.....) a colpi di hamburger e patatine e pizze surgelate che sanno di sintetico si avvilisce non solo il palato e il piacere di mangiare, ma si cancellano anche le radici culturali di molte aree del pianeta. "Ma il pericolo-dice Aries- non è soltanto gastronomico. Risiede soprattutto nell'omologazione culturale diffusa attraverso il cibo. Un rischio gravissimo: ci illudiamo di progredire ma stiamo in realtà regredendo, perchè un altissimo numero di individui ha i medesimi desideri e fa ricorso ai medesimi prodotti. E' quella che chiamo la Mcdonaldizzazione del mondo: la sua insegna troneggia in tutte le città del mondo, ad ogni angolo di strada. Ogni giorno la stessa polpetta di carne con patatine viene servita da 25.000 ristoranti in 115 paesi: in tutto 40 milioni di pasti quotidiani venduti, una vera e propria "colonializzazione" alimentare. L'hamburger di un fast food è il miglior prototipo di cibo senza identità: si rivolge a tutti, a qualsiasi ora del giorno, indipendentemente da gusti, abitudini, tradizioni familiari o regionali. E quel che è peggio è che anche l'ambiente in cui viene servito è uguale in ogni paese, con lo scopo di creare una cornice falsamente familiare di situazione standardizzata. Così alla lunga il cliente tipo diventa un consumatore suo malgrado senza storia né memoria, un uomo che non mangia più per il puro e semplice piacere di mangiare o della convivialità, bensì per soddisfare bisogni di carattere impulsivo o, peggio ancora, imitativo: vado al fast food perchè è di moda e ci vanno tutti. La stessa cosa che è accaduta per la moda e per altre situazioni di massa, ora viene trasferita al cibo, la nuova frontiera del colonialismo industriale. Insomma i nuovi cibi "globali", al di la del loro valore nutritivo o della loro genuinità, sulla quale si potrebbe aprire un altro lungo dibattito, hanno la caratteristica di addormentare il cervello, perchè livellano tutto: gusto, odore, aspetto. E' paradossale osservare come in un'era in cui le facoltà mentali e razionali sono state così tanto celebrate, si finisca poi per diventare tutti delle specie di robot non pensanti, un gregge senza identità né cultura, una immensa massa di esseri che funzionano in automatismo". Sono senza dubbio parole dure e schiette quelle di Aries, ma come dargli torto? E soprattutto quale strada seguire per non seguire tutti quanti il "gregge", per conservare la nostra identità? Ognuno ha la sua ricetta: c'è chi scrive libri, chi manifesta in piazza con il cosiddetto "popolo di Seattle", chi si erge a paladino anti-mondializzazione come l'agricoltore francese Jose Bovè (la cui esperienza è narrata in uno dei libri segnalati nella nostra speciale rubrica, col titolo "Il mondo non è in vendita" ndr.), chi organizza meeting di solidarietà e conoscenza dei fenomeni, chi ancora, come le aziende che aderiscono al circuito King Commerce, decide di donare una parte dei propri guadagni d'impresa alla causa dell'integrazione Nord-Sud del mondo. Secondo Aries "la strada per chi vuole affermare il proprio diritto a non essere schiacciato dal rullo della globalizzazione è quella di contribuire con la propria opera a una presa di coscienza generale, in modo pacifico ma fermo. Solo così, con un ampio movimento d'opinione che coinvolga Paesi e culture diverse si possono innescare meccanismi in grado di cambiare realmente le cose". Tutte le aziende che aderiscono a questo progetto danno un contributo solidarietà pari all'1% del valore dell'acquisto sia on line che nel punto vendita tradizionale: i fondi raccolti vengono devoluti al finanziamento di progetti di solidarietà internazionale. In pratica le imprese aderenti accettano di rinunciare ad una piccola fetta di profitto per promuovere lo sviluppo dei paesi del Sud del mondo. E i clienti come fanno ad essere sicuri del buon fine dell'operazione? Semplice: sottoscrivendo un mandato irrevocabile affinchè l'importo venga trasmesso al Comitato di Garanzia della Fondazione Etica e Sviluppo di Bassano del Grappa, che è l'ente incaricato di selezionare i progetti meritevoli di finanziamento. Questo progetto ha iniziato col piede giusto: in un anno ha già raccolto circa 55.000 adesioni che hanno fruttato al momento un "gruzzolo" di oltre 260 milioni di lire. Il primo progetto in via di realizzazione è il Villaggio di Mahajanga in Madagascar, che ospiterà 11 piccole aziende nell'ambito dello scambio di capacità impenditoriali tra Nord e Sud del mondo, realizzato dalla Fondazione Etica ed Economica di Bassano del Grappa grazie al contributo di una decina di imprese del Triveneto che sono state le prime a credere in questo bellissimo progetto per cambiare realmente il corso delle cose e per aprire le porte a quanti finora sono rimasti fuori. | 23/05/2001 | | Rubriche |  | LIBRI A cura di Alessandro Scandale |  | CALCIO L'opinione di Adalberto Scemma |  | CINEMA A cura di Alessandro Scandale |  | ARCHIVIO NEWS L'archivio del nostro NewsMagazine | | | |