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Concluso il viaggio intorno a Mendelsshon
Venerdì 8 giugno, alle 21, sul palcoscenico del Teatro Olimpico, l'Orchestra Città di Vicenza ha concluso il suo ideale "Viaggio intorno a Mendelssohn", con l'esecuzione della quinta Sinfonia detta "La Riforma", sotto la direzione di Giancarlo Andretta; nella prima parte, il programma della serata, inclusa nel programma di concerti classici " Il Suono dell'Olimpico", prevedeva l'ouverture da "Il marito disperato" di Domenico Cimarosa (che viene ricordato nel bicentenario della morte avvenuta nel 1801) e, soprattutto, il Concerto n. 3 per pianoforte e orchestra di Ludwig van Beethoven, solista Maurizio Zanini. Pochissimi i biglietti ancora disponibili al botteghino dell'Olimpico, gestito dalla Viarte (0444.222801).

Domenico Cimarosa dovette gran parte della sua fortuna ad uno stile caratterizzato da una creatività libera e spontanea, giocata su un'invenzione melodica di singolare freschezza ed eleganza, con un trasparente linguaggio armonico e una brillantissima sensibilità timbrica tutta settecentesca, scevra da qualsiasi intento ideologico o filosofico. I vicentini se n'erano accorti già nel 1784 quando all'Eretenio si era data la prima assoluta de "L'Olimpiade" su testo di Metastasio.
Il Concerto n. 3 per pianoforte e orchestra di Beethoven è una delle pagine che segnano con particolare evidenza il distacco da parte del genio di Bonn nei confronti di Mozart. Venne composto fra il 1800 e il 1802 su spunti che risalgono a qualche anno prima e fu eseguito per la prima volta il 5 aprile 1803 a Vienna: Beethoven sedeva al pianoforte ed Ignaz Seyfried (che pure era musicista) gli voltava le pagine, tuttavia con gran fatica, poiché sui fogli si trovavano soltanto degli appunti. La parte del piano venne scritta compiutamente solo l'anno dopo, per un'esecuzione in luglio all'Aufgarten, affidata a Ferdinand Ries, allievo dello stesso Beethoven. el TerzoConcerto ci sono tutti gli elementi del maggior Beethoven, trattati però in maniera forse troppo programmatica: è per questo che qualcuno ha spesso parlato di questa grande pagina come di un capolavoro mancato. Beethoven spinge in effetti sul pedale del "contrasto", esaltando l'antagonismo fra solo e tutti e fra il primo tema eroico e il secondo cantabile.
Col secondo movimento, "Largo", Beethoven ci porta nel regno della pura poesia, con una vena melodica che trova una speciale corrispondenza nella lontanissima tonalità di mi maggiore (si consideri l'iniziale, "titanico" do minore). Come si accennava, con la seconda parte della serata, si giunge al Mendelssohn della sua quinta Sinfonia, l'op. 107 in re maggiore.
La prima esecuzione avvenne nel 1832, e a Berlino, come nel resto d'Europa, Mendelssohn era considerato uno dei più grandi compositori viventi, caratterizzato da uno stile particolarmente brioso e originale, certamente sensibile agli umori romantici. Era dunque in certo senso inaspettato l'impianto severo e arcaicizzante di questa Quinta sinfonia, che dunque segnava in qualche modo il distacco dallo stile e dal gusto del tempo. Un gruppo di musicisti parigini la giudicò "con troppi fugati e troppo poche melodie", insomma troppo scolastica; lo stesso Mendelssohn si lasciò influenzare da queste opinioni, definendo la sua opera "un fallimento".
Qui si corre però il rischio di dimenticare che Mendelssohn progettò la Sinfonia in vista delle celebrazioni del trecentesimo anniversario della Confessione di Augusta (1830), per ricordare degnamente la Riforma luterana (da qui il titolo di "Riforma"). Il primo movimento cita l' "Amen di Dresda", un melodia liturgica cattolica (ripresa da Wagner nel Parsifal), che compare alla fine dell'introduzione lenta (Andante) e, inaspettatamente, alla fine dello sviluppo.
L'impianto polifonico e liturgico scompare nei due movimenti centrali, di carattere più leggero: un Allegro vivace in si bemolle maggiore, che ha il chiaro impianto dello Scherzo, e un Andante, genialmente concepito come una sorta di "Romanza senza parole" in sol minore, affidata ad archi, fiati e fagotti.
Il movimento confluisce direttamente nel Finale in re maggiore, per una conclusione che, nonostante la severità, mescola sapientemente i generi della Forma Sonata, della Fantasia Corale e dell'Inno sacro riunendone tutti i frammenti in maniera omogenea e coerente.

APERTE LE PREVENDITE PER L'OMAGGIO A VERDI E BELLINI IN PIAZZA DEI SIGNORI, DOMENICA 8 LUGLIO

Si concluderà in Piazza dei Signori con un omaggio a Giuseppe Verdi e Vincenzo Bellini la stagione musicale primaverile dell'Orchestra del Teatro Olimpico-Città di Vicenza. L'appuntamento, in programma domenica 8 luglio alle 21, è promosso dall'Assessorato ai Servizi Culturali del Comune in collaborazione con il sodalizio vicentino.
Posto a conclusione della rassegna "Il Suono dell'Olimpico", il concerto vedrà protagonista l'orchestra cittadina e il Coro del Teatro Verdi di Padova istruito da Ubaldo Composta, sotto la direzione di Giancarlo Andretta. I biglietti per la serata, che in caso di maltempo si svolgerà al Centro Sport Palladio, sono già in vendita al botteghino del Teatro Olimpico, (tel. 0444-222801; fax 222808), attivo dal martedì al sabato dalle 9.30 alle 12 e dalle 14.30 alle 17.
PREZZI: (posto unico non numerato) L. 15.000 (interi) e L. 10.000 (ridotti), con diritto di prevendita del 10%. Le riduzioni sono applicate a militari e giovani fino ai 25 anni, possessori di carta 60 e soci di associazioni culturali.
Concepito per celebrare due fra i massimi compositori italiani dell'800 (Verdi a cento anni dalla morte, Bellini nel bicentenario della nascita), il concerto segna il gradito ritorno della musica lirico-sinfonica in un contesto particolarmente suggestivo come quello di Piazza dei Signori.
La scaletta prevede l'esecuzione di musiche tratte da opere fra le più celebri del repertorio dei due compositori, come "I Capuleti e i Montecchi" di Bellini, "Trovatore", "La traviata", "La forza del destino" e "Nabucco" del genio di Busseto.


03/06/2001

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