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Rubriche / Libri
Vanni Codeluppi
Vanni Codeluppi
Il potere della marca (Disney, McDonald, Nike e le altre).
Bollati Boringhieri
143pag
£ 18000

Storie del nostro mondo, da Disneyland all'importanza del logo.

Dopo il successo mondiale di un libro come "No Logo" e dopo i recenti drammatici fatti di Genova e del G8, il tema del marchio dei prodotti industriali e della loro importanza socio-economica é quanto mai attuale. Un nuovo saggio di Vanni Codeluppi, docente universitario di sociologia dei consumi, in libreria in questi giorni, fornisce spunti di estremo interesse per ravvivare la discussione. "Il potere della marca" racconta in maniera esemplare come le strategie del marketing aziendale siano ormai diventate l'ideologia di riferimento delle societą odierne. Ricco di notizie curiose, e lluminanti, su realtą che molti credono di conoscere, il saggio di Codeluppi é un piccolo grande libro che si legge tutto d'un fiato, proprio come un bel romanzo d'avventure, e che ci apre gli occhi sulla realtą del nostro mondo.Analizzando da vicino tre dei pił importanti imperi economici americani (Disney, McDonald e Nike), Codeluppi ci spiega come oggi siamo entrati nell'era in cui l'obiettivo delle imprese non é pił quello di vendere lo stesso prodotto al maggior numero possibile di consumatori, ma di stabilire una relazione profonda e duratura con essi, per poi offrire loro prodotti e servizi in quantitą.
Secondo l'economista americano J. Rifkin siamo entrati nella fase del "capitalismo culturale", caratterizzata dall'ingresso nella vita economica di aree della vita sociale che prima ne erano escluse: salute, educazione, sport, religione. "I consumatori-dice Codeluppi-si riconoscono in molti casi a tal punto nei valori proposti dalla marca che quest'ultima diventa molto pił di una marca e si trasforma in un vero e proprio emblema, tendendo a identificarsi agli occhi delle persone con il suo stesso emblema grafico".

Emblematico a questo proposito l'esempio dello "swoosh", il logo della Nike. "La marca non si accontenta pił di rimanere ad aspettare sullo scaffale del supermercato, ma si rivolge direttamente al consumatore, andandolo a cercare lą dove egli vive. Il suo obiettivo non é quello di produrre i prodotti, ma quello di produrre i consumatori, cioé di attrarre gli individui e di trasformarli in attori del suo mondo". E qui il riferimento al rutilante e colorato mondo della Disney, con tutti i suoi derivati e le sue appendici, é quanto mai lampante. "La sempre pił invadente presenza delle marche in ogni angolo del pianeta supporta l'idea che siamo tutti parte di un'unica cultura mercificata, omogeneizzata dal comune linguaggio internazionale del logo. Le grandi marche mondiali, cioé, tendono oggi a formare ampie comunitą transnzionali di consumatori che condividono le stesse abitudini e le stesse pratiche culturali". E' chiaro come la presentazione del modello di consumo proprio dell'Occidente e della cosidetta "american way of life" in molti paesi in via di sviluppo, e non solo, produce, grazie anche all'impatto del cinema hollywoodiano, una vera e propria acculturazione forzata a tale schema.
"E' possibile dunque, secondo l'autore, domandarsi se dietro l'alibi del progresso economico e della modernizzazione non si stia profilando una nuova forma di colonialismo, subdola e strisciante, veicolata atraverso le armi seducenti del consumo e della pubblicitą". Armi talmente potenti da far dire allo scrittore M. Sorkin che "oggi nel mondo sono forse pił le persone che conoscono Topolino che quelle che conoscono Gesł o Mao Tse Tung". Il che, se vero, fa effettivamente pensare.......


24/09/2001

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