| Informazione pubblicitaria |  | | | | |  | Argomenti collegati | | | | Cinema, eventi, spettacoli>Cinema | |  | | | | | | C'era una volta, e forse c'è ancora, la famosa "Milano da bere", la città frizzante dello yuppismo e della vita notturna. Ma questo cosa ha a che fare con Vicenza? Presto detto: un regista vicentino, Kiko Stella, già esperto di filmati pubblicitari e ora passato al grande schermo, è l'artefice, dietro la macchina da presa, di una pellicola uscita nei giorni scorsi in Italia, "Come si fa un Martini", che ritrae da vicino l'ambiente milanese. |  | | | All'interno delle mura di un locale: ai tavoli del "Bleu", un ristorante alla moda di Milano, i protagonisti si ritrovano in quella che sembra essere una serata qualunque, ma che per ognuno di loro diventerà un tassello fondamentale della loro vita. Kiko Stella prende spunto dai racconti brevi di Marina Mizzau per dipingere un più ampio affresco costituito dall'analisi dell'animo di vari gruppi di persone. Abbiamo così un gruppo di intellettuali (Flavio Bucci, Bruno Armando, Maria Monti, Diego Ribon) convenuti per festeggiare un compleanno ma che si lasceranno trasportare da riflessioni di carattere socioeconomico, una coppia in crisi (Antonio Catania, Branca de Camargo) che tenta di spillare soldi alla mamma (Adriana Asti), un figlio in perenne conflitto con il padre (Ennio Fantastichini e Giulio Brogi), una giovane donna succube del suo amante più maturo (Fabrizia Sacchi e Michel Rocher) e due coppie che si tradiscono (Monica Scattini, Flavio Bonacci, Elena Sofia Ricci e Ivano Marescotti). Le storie si sfiorano, si toccano e a tratti si sovrappongono, il tutto all'insegna di un certo pessimismo sulla durata dei rapporti d'amore che vuoi per un motivo o per l'altro tendono a sfaldarsi, e quando non lo fanno ci mette lo zampino il destino. Ne emerge un quadro grigio, che non sembra lasciare molto spazio alla speranza, racchiuso nei confini stretti di una città che non offre conforto né slanci vitali. Un minimalismo narrativo che prende spunto dai maestri della letteratura di genere, e che delinea il ritratto di un'umanità infelice, alle prese con le tante meschinità dell'animo.Sicuramente alla buona riuscita del film contribuisce un cast eccellente, raccolto non senza sforzi da Kiko Stella, in cui i ruoli sono stati attentamente vagliati operando scelte coraggiose. Su tutti l'esempio di Monica Scattini, per la quale all'inizio si era pensato al consueto ruolo brillante e poi si è optato, invece, per una parte drammatica davvero ben riuscita. Curiosità: il film del regista vicentino giaceva nel limbo da quasi due anni, essenzialmente perché non godeva del contributo statale. Finalmente la produzione è riuscita a distribuirlo in maniera indipendente contattando direttamente i gestori delle sale. Un buon punto di partenza per una carriera che speriamo lunga e fruttifera. | 21/09/2001 | | Rubriche |  | LIBRI A cura di Alessandro Scandale |  | CALCIO L'opinione di Adalberto Scemma |  | CINEMA A cura di Alessandro Scandale |  | ARCHIVIO NEWS L'archivio del nostro NewsMagazine | | | |