| A chi non vuole scomodare l'irripetibile finale del Torino di Camolese può essere sufficiente ricordare il rush dell'Atalanta di Mondonico o la stessa imperiosa escalation del Vicenza di Guidolin. A conforto delle attese dei tifosi possiamo citare le parole di Marcolini, cui l'idea di centrare l'"impresa impossibile" comincia già a sorridere. Il Vicenza è l'unica tra le squadre di vertice a non avere ancora indovinato un filotto minimo di risultati positivi. E siccome la storia della serie B insegna che certe situazioni rappresentano una costante (vedi la terza vittoria consecutiva della Sampdoria, per non parlare del cambio di marcia del Napoli) ecco che il Vicenza può concretamente sperare, e persino credere, in una improvvisa inversione di tendenza. A patto naturalmente che si riesca a liquidare alla stregua di una formalità il prossimo incontro con il Siena. Ci sono momenti in cui una squadra con ambizioni dichiarate ha il dovere di proporsi con connotazioni a innesco rapido: il saper cogliere l'attimo è qualcosa di imprescindibile, la cartina di tornasole di tante qualità sintetizzabili nell'orgoglio, nella fiducia in un progetto, nella capacità di concentrarsi in maniera totale su un obiettivo. E' arrivato per il Vicenza, insomma, il giorno fatidico del salto di qualità. La squadra non può sbagliare ancora una volta i tempi e i modi. Un nuovo passo falso rappresenterebbe non soltanto l'addio a sogni, se ancora sussistono e resistono, ma provochererebbe l'ennesima lacerazione all'interno della tifoseria. L'idea di un Menti contro il Vicenza rappresenterebbe infine, alla faccia di chi ha elevato lo stadio a tempio del tifo provinciale, un non senso storico. ere tecnico non sempre in grado di emergere.
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