| In sintesi tuttavia il regolamento per il libero esercizio della professione di agente, approvato dalla Fifa nello scorso novembre e in vigore a partire dal 7 dicembre, contiene norme specifiche per arginare il fenomeno dell'abusivismo e per consentire a chi è in regola di esercitare la professione con maggiori certezze. Si è in linea con quanto da anni va suggerendo l'avv. Claudio Pasqualin, che nelle vesti di presidente dell'Assoprocuratori (ha ceduto la carica di recente a Oberto Petricca) si è battuto per dare dignità a una professione spesso nel mirino, oggetto di invidie e in qualche caso di autentiche vessazioni da parte dei calciatori, che potevano sbarazzarsi dell'agente prima della conclusione del contratto per migliorare la propria posizione. Nel regolamento sono presenti clausole decisamente penalizzanti: un atleta non è obbligato ad avvalersi di un procuratore, ma se decide di farlo, come sottolinea Giovanni Branchini, "deve comportarsi seriamente". In particolare è l'art.11 comma 2 a stabilire che quando un giocatore decide di revocare l'incarico all'agente dovrà pagare il compenso pattuito più una somma per la revoca, stabilita inizialmente. Oppure, se questa mancasse, la maggiore somma tra un indennizzo minimo (pari a 31.000 euro in serie A) e il 5% del compenso annuo lordo del calciatore qualora stipuli un nuovo contratto di lavoro dopo la revoca. Giudizio positivo da parte di molti ma una lunga serie di "distinguo" proprio da parte di Pasqualin, molto scettico sull'applicabilità del regolamento. "Negli anni scorsi -ha sottolineato infatti Pasqualin- la giustizia disciplinare è stata troppo spesso di parte perseguendo i piccoli mentre ignorava le violazioni più macroscopiche". Troppi, a giudizio dell'avvocato vicentino, gli abusivi senza scrupoli. Si è discusso a lungo anche a proposito del conflitto di interessi (i cosiddetti "affari di famiglia") ma non è stato raggiunto un accordo nonostante il divieto iniziale per un procuratore di operare con il giocatore di una società in cui lavorasse un parente. Tirato in ballo perché ha sotto contratto Giuseppe Colucci, ecco che Federico Pastorello, figlio di Giambattista, ha obiettato che non è certo la parentela a far concludere gli affari. E in ogni caso il testo è stato cambiato per non creare problemi di legittimità a livello comunitario. Infine, sempre a giudizio di Pasqualin, ecco la negatività di certe continue violazioni della privacy operate dagli organi federali cui i procuratori sono obbligati a inviare la documentazione della propria attività. Ma qualcosa, da marzo in poi, dovrebbe cambiare. |