| Tutto questo per dire che nel calcio, così come nella vita, non sempre (quasi mai?) la programmazione va a braccetto con la realtà. Un conto è delineare, per intuito, il cammino da percorrere, altro è garantirsi la sicurezza che quel cammino sia esattamente quello ipotizzato. Che cosa è avvenuto, in sostanza? E' accaduto un fatto inconsueto: tre squadre che hanno scelto tempo addietro la strada della programmazione (che vuol dire cura massimale dell'organizzazione di gioco, pazienza certosina nell'assemblare gli uomini di ciascun reparto) hanno raccolto i frutti del proprio lavoro e della propria semina tutti in una volta. Il che ha sorpreso per primi, forse, gli stessi latori del progetto, stilato sicuramente con altri obiettivi (la salvezza, perlomeno nel caso di Como e Modena, neopromosse). L'esito del "golpe", chiamiamolo così, è stato ingigantito dalla fragilità dei progetti altrui, basati sull'improvvisazione e per certi aspetti anche sulla consuetudine di un campionato condotto fino a ieri utilizzando canoni prevedibili, per non dire scontati. Il Vicenza, così come il Napoli o il Bari, è stato preso in contropiede. Si è trovato di fronte ad una situazione di non facile lettura e non è riuscito a reagire all'impasse con sufficiente energia. Di qui il crollo (momentaneo?) delle speranze, il ridimensionamento (momentaneo?) delle ambizioni, la scelta di cambiare (momentaneamente?) strategia passando dalla "navigazione a vista" di Fascetti alla "programmazione in vista" della coppia Viviani-Moro. Il progetto di Fascetti (e della società) è stato portato avanti in estate all'insegna della logica. Scarsa fantasia, se vogliamo, ma una virgola di saggezza. Il Vicenza ha scelto in definitiva la via più facile, quella che nelle ultime stagioni aveva garantito ragionevolmente la promozione: individualità spiccate, giocatori dalle motivazioni ben definite, possibilità di variare il modulo in corsa. La cura maggiore di Fascetti, almeno sulla carta, è stata dedicata alla fase difensiva. Non a caso il tecnico viareggino ha utilizzato il libero staccato (unico tra tutti gli allenatori della serie B) delegando a Dal Canto, più spesso che a Rivalta, bloccato quest'ultimo da infortuni vari, il compito di agire davanti a Sterchele alle spalle della difesa. All'atto pratico la difesa del Vicenza è risultata invece molto più vulnerabile del previsto. Da un lato la scarsa attenzione dedicata sul campo al lavoro di assemblaggio, dall'altro le caratteristiche a volte non compatibili tra loro dei difensori. Tomas in particolare, al di là dell'esperienza internazionale maturata con la rappresentativa croata, ha evidenziato momenti di assoluto disagio: carente nella marcatura a uomo, spesso in crisi quando la retroguardia è stata chiamata ad applicare la zona. Tomas ha in realtà qualità agonistiche di rilievo, che deve accoppiare tuttavia a doti di carattere tecnico non sempre in grado di emergere. Nata monca alle spalle, la squadra si è trascinata questi scompensi anche nell'applicazione della fase offensiva. Non a caso i successi iniziali si sono determinati grazie soprattutto alle invenzioni di Stefan Schwoch, attaccante tradizionalmente in grado di fare la differenza in un campionato come quello di B che lo ha visto promosso con le maglie del Venezia, del Napoli e del Torino. I gol "facili" di Schwoch devono avere illuso Fascetti mascherando per contro le carenze di una squadra priva di una dorsale immediatamente identificabile. E così si è andati avanti all'insegna della navigazione a vista sperando quasi sempre e quasi soltanto nel colpo d'ingegno dei singoli. Proprio questa tuttavia era stata la scelta del Vicenza durante il mercato estivo. "La strada si fa camminando", si era detto prendendo a prestito una immagine poetica di Machado. Tutto vero. Peccato che al momento di mettersi in cammino il Vicenza abbia utilizzato cadenze al ralenty. |