| Prima di tutto per l'atipicità delle sue mansioni: nella storia del Vicenza non esiste traccia di un tecnico promosso per direttissima dal campo alla panchina se si esclude la presenza temporanea di Angelo Sormani in tandem con Cinesinho, un quarto di secolo fa. In secondo luogo per l'importanza dell'obiettivo: Viviani non è chiamato a salvare il Vicenza dalla retrocessione né a traghettarlo verso un fine stagione tranquillo, senza ambizioni dichiarate; Viviani è chiamato invece, più o meno dichiaratamente, a pilotare la squadra nella "zona A" della classifica, lungo la stessa strada che Fascetti non è riuscito a percorrere sino in fondo. Se la società si fosse accontentata alla fine del girone di andata di un ruolo marginale, o di una conclusione del campionato a ridosso del poker di testa, non avrebbe operato una scelta traumatica come l'esonero di Eugenio Fascetti, sconfessando in maniera clamorosa la strategia estiva. C'è anche una questione di immagine da tutelare, e in ogni caso va ricordato come il Vicenza, dal 1991 in poi, cioè dalle stagioni di Ulivieri, abbia proceduto soltanto in due occasioni a un cambio di allenatore in corsa: nel gennaio del '99 passando da Colomba a Reja e nel gennaio del 2002 (esordio contro il Cagliari, nel giorno della Befana) passando da Fascetti, appunto, alla coppia Viviani-Moro. A Mister Fabio, dunque, è stato affidato un compito ben preciso: osare l'inosabile, tentare la grande impresa affidandosi a quelle stesse coordinate che Francesco Guidolin, all'epoca del suo approccio con il cosiddetto "metodo M.A.E." (alias il "neuronale-situazionale") aveva coraggiosamente codificato. Ci sono i primi risultati, cinque punti in tre partite, a corroborare un tentativo che richiede tuttavia un cambio di marcia ancor più radicale. Da qui alla fine del campionato, per centrare l'obiettivo promozione, il Vicenza dovrebbe procedere infatti alla media di due punti a partita cogliendo 34 punti nelle ultime 17 partite (contro i 32 messi insieme nelle prime 21.). A quota 66 la serie A potrebbe non rivelarsi un'utopia, anche se nella passata stagione, lo ricordiamo, il Venezia dovette toccare quota 69 per staccare il quarto biglietto per la A finendo alle spalle di Torino (73), Chievo e Piacenza (70). La prima delle non promosse fu la Sampdoria, staccata di cinque lunghezze. Il Vicenza di Reja vinse invece il campionato con 67 punti davanti al terzetto Atalanta, Napoli e Brescia (63). Ancora quinta la Samp, finita tra mille delusioni e mille crisi a 62 punti. La quota di 66 punti, se ci accontentiamo di stilare una media approssimativa, potrebbe essere sufficiente ad autorizzare un timido ingresso lungo la strada dei sogni. Ma non è certo l'idea del sogno a far compagnia a un Viviani ancorato invece a una sorta di insopprimibile componente realistica. E' al realismo, infatti, che Mister Fabio sembra ispirare queste prime scelte, pure nella difficoltà di procedere con uomini arrivati a Vicenza sul filo di un progetto tecnico sostanzialmente diverso.
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