| La preoccupazione per l'esito delle trattative con Stream emerge in continuazione e appare quantomeno sospetto (la valutazione esplicita è di Pastorello) il fatto che si sia deciso di riportare la serie B alla domenica proprio alla vigilia del braccio di ferro con gli uomini di Murdoch. L'offerta, come è ben noto, è di 7 milioni di euro da distribuire tra 14 società cadette. Una miseria, 500.000 euro a testa contro i 2.750.000 che venivano distribuiti mediamente fino alla scorsa stagione. Il tutto in presenza di un accordo già ratificato, quello con il Messina, che prevede addirittura una cifra inferiore, 300.000 euro. E' apparso indecifrabile, agli occhi dei critici, l'atteggiamento delle tre società venete, solidali le chiedere la disputa delle partite al sabato sera pur di fronte all'eventualità di giocare d'inverno in un clima prevedibilmente rigido. Vicenza, Verona e Venezia non hanno mutato di una virgola la propria posizione resistendo, anche in virtù del patto siglato all'interno della Plusmedia Trading, a qualsiasi tipo di pressione. Il vero business, infatti, è soprattutto televisivo ed è in questa ottica che va riguardata la spaccatura ormai in attto. Il Messina, che ha un bisogno disperato di liquidità e che rischia di trovarsi di fronte all'ipotesi di un clamoroso fallimento, ha accettato l'elemosina di 300.000 euro, meno di 600 milioni, per sanare nell'immediato alcune situazioni debitorie a rischio. Altre società probabilmente seguiranno questa logica e c'è una voce allarmante: in alcuni casi, già individuati, il budget non permetterebbe di arrivare al girone di ritorno. C'è anche chi, come il neoproprietario del Palermo Maurizio Zamparini, ha cambiato vistosamente (e vigorosamente) idea nel giro di due soli mesi. "Mi sta bene giocare alla domenica -dice- perché le esigenze del Palermo sono diverse da quelle del Venezia. Bene il sabato, ma soltanto nell'ipotesi di poter vendere convenientemente il prodotto alle pay-tv: ipotesi impercorribile, di fronte a due partite di serie A che si giocano tra le 18 e le 20,30". Già, e la concorrenza delle sei partite di A domenicali, come evidenzia Sagramola con ironia ? Tra le varie valutazioni (Vicenza non ne è esente, i tifosi biancorossi non sembravano totalmente entusiasti della scelta di giocare al sabato sera) c'è anche quella riferita al clima rigido che durante l'inverno avrebbe potuto penalizzare in trasferta le squadre del Sud. In effetti la scelta di restituire il calcio al B alla tradizione domenica da novembre a marzo è a ragioni di logica la più accettabile. Una soluzione di compromesso che consente di contemperare varie esigenze senza offrire spazio a soluzioni troppo drastiche. Non si può dimenticare l'intervento di Sergio Campana che proprio nella passata stagione aveva contestato duramente l'idea di un calcio che si piegava alle esigenze televisive proponendo partite su "campi di ghiaccio" con il rischio di infortuni e con uno spettacolo spesso deprimente. Per non parlare della nebbia e della decisione degli arbitri di far proseguire sempre e comunque incontri a visibilità zero. Situazioni reiteratamente presentatesi negli ultimi anni e oggetto di pesanti contestazioni anche da parte di una frangia del pubblico. E' vero ciò che suggerisce Sagramola ("Bastava farci l'abitudine: ad anticipi e posticipi eravamo ormai abituati") ma è altrettanto vero che bisogna tenere conto delle esigenze di un Sud che al sabato sera, nebbia e gelo a parte, ha altre esigenze e altri ritmi di vita. |