L'umanità è divorata dal virus dell'"occhio per occhio". Se ci lasciamo inquinare da questo virus, tutti diventeremo ciechi. E' questo virus che regola i rapporti tra Palestinesi e Israele, tra Bush e Saddam, tra Hutu e Tutsi.. Dal Madagascar ci è giunto questo messaggio: "Continuiamo a credere e a sperare, nonostante le difficoltà politiche, le vendette reciproche e le calamità naturali. Noi abbiamo intensificato il nostro impegno cristiani, ci sono grosse perplessità riguardo al futuro. Temiamo di venire uccisi per strada. Restiamo uniti nella preghiera".. La guerra civile in un paese già povero vuol dire massacri di popolazione, fuga nella foresta, morte per mancanza di cibo e di cure, stura data ad ogni tipo di violenza, rapimenti senza ritorno, arruolamento forzato di adolescenti e giovani, rapine e stupri. Nel solo Congo dell'est, in 33 mesi di guerra sono stati calcolati due milioni e mezzo di morti. Che cosa fare? La pace non è lontana da noi, Cristo è la nostra pace. Occorre riprendere più stretti rapporti con Colui che è la pace, lasciare che guarisca le nostre ferite e ci riconcili con lui e con noi stessi. Questo è senza dubbio un punto di partenza per operare la pace, a dispetto di tutte le iniziative di guerra e a dispetto di tutti i complessi di onnipotenza dei grandi della terra. La pace però non è gratis. Gesù è morto per riconciliare a sé tutte le cose. Quel che dobbiamo credere è che la logica della non violenza attiva è la logica vincente, anche quando sembra una battaglia perduta. Occorre il coraggio di vivere la sfida della pace. Vivere la sfida della pace in famiglia significa perdonare, tacere, parlare con amore, ridarsi fiducia sempre di nuovo, rendersi ospitali reciprocamente. Vivere la sfida della pace nelle relazioni familiari più ampie significa superare vecchi rancori superando quei dolorosi conflitti di proprietà tra parenti che spesso durano una vita è avvelenano. Vivere la sfida della pace nella società significa operare per l'attuazione di una politica di giustizia che non offenda i poveri. Vivere la sfida della pace nel lavoro significa ricercare sempre il dialogo tra datori di lavoro e operai, sindacati e governo. La politica è l'arte di mediare tra le diverse e complesse esigenze del bene comune. La pace passa attraverso la giustizia, non quella dei bombardamenti, ma quella del dialogo e della rinuncia allo sfruttamento delle popolazioni terzomondiali. Si tratta di cambiare stile di vita. La Giornata Missionaria mondiale ce lo insegni e ce ne convinca. Tiziano e Carla Agandi |  | | Madonna della riconcigliazione | | | | |