| L'enigma Mandorlini e l'ultimo posto del Vicenza. Relazioni di causa ed effetto, verrebbe da dire. Guai ad accontentarsi, tuttavia, di ciò che appare: c'è un endecasillabo ben noto ("Calcio mistero senza fine bello") a suggerire un'analisi in profondità. E in ogni caso ci sono almeno tre presupposti dai quali è giusto partire per abbozzare quantomeno una difesa d'ufficio: 1) il recente passato di Mandorlini e il fatto che in estate sia stato cercato da più squadre, oltre al Vicenza, sta a testimoniare che il suo modo di fare calcio, fino ad oggi, non è stato soltanto velleitario; | |
| 2) la fiducia (quasi) cieca espressa nei suoi confronti dal un nocchiero esperto come Castagnini, che ha vissuto da direttore sportivo situazioni analoghe (il lento ma inesorabile decollo della Salernitana di Delio Rossi) e che riesce a valutare quindi con un filo di lungimiranza supplementare i metodi di Mandorlini; 3) il rischio personale che Rinaldo Sagramola, dirigente notoriamente cauto, ha sicuramente calcolato dopo due stagioni di insuccessi. Un eventuale nuovo passo falso (tocchiamo tutti ferro) lo costringerebbe a un doloroso, traumatico addio. Un enigma, si diceva. Tale è, in effetti, il gioco sviluppato dal Vicenza di oggi. Tre punte accatastate a centro area, presenze soltanto nominali lungo le linee esterne, una difesa che non allinea un marcatore di ruolo: è questa la realtà che gli esperti si trovano ad analizzare e che costringe persino i critici di lungo corso a esprimere immediate perplessità. Non esiste infatti nella storia del calcio, a memoria nostra, un progetto con tali caratteristiche, ed è proprio questo il motivo per cui - in mancanza di elementi concreti validi per un confronto- il giudizio deve essere necessariamente sospeso. Altra valutazione: fino a che punto è possibile pretendere da una squadra costruita lo scorso anno dal difensivista Fascetti un cambio di passo, e di mentalità così radicali ? Il Vicenza di Mandorlini ha cambiato vistosamente assetto tattico ma non ha cambiato gli uomini se si esclude l'inserimento del veterano Bordin in difesa e del buon Veronese in attacco. Un attacco, va rilevato, dove galleggia in posizione anomala Stefan Schwoch e dove non trova posto Massimo Margiotta. Il tutto senza considerare l'esclusione sistematica dei due gioielli della Under 21 azzurra Christian Maggio e Paolo Zanetti. |