| Il mese di novembre inizia con la festa di Ognissanti e con la memoria di tutti i fedeli defunti. Se è importante vivere il presente guardando al futuro, altrettanto importante è viverlo con lo sguardo al passato, alle radici della nostra identità ma anche ai volti di coloro che "ci hanno preceduto nel segno della fede e dormono il sonno della pace". E' uno sguardo motivato dalla memoria illuminato e dalla fede, uno sguardo che diventa preghiera di suffragio, riconoscenza ed esperienza di comunione aldilà del velo che separa il tempo dall'eternità, la Chiesa pellegrinante dalla Chiesa della purificazione e della gloria. Da questo sguardo di fede nasce il bisogno di farci vicini ai nostri cari con la carità, vissuta e praticata in loro memoria, quasi una continuazione della loro efficace presenza sul versante del tempo, che diventa purificazione e rende piena la visione beatificante di Dio che è Carità. E' questo il senso del suffragio cristiano. I fiori dicono semplicemente la riconoscenza verso i nostri defunti e la dicono agli uomini di quaggiù, la preghiera e le opere di carità dicono il legame vivo ed efficace, che la morte non rompe. Tra le opere di carità, di gran lunga la più efficace, è la celebrazione dell'Eucarestia in suffragio dei defunti. Ma come la celebrazione dell'Eucarestia diventa anche opera di carità? Attraverso l'offerta, la carità cioè, quasi un offertorio, che accompagna la preghiera. Molti missionari e molti sacerdoti indigeni hanno come unico sostegno questa offerta, quando c'è, perché spesso devono accontentarsi di quattro-cinque intenzioni di messe al mese. Ecco allora un modo di fare memoria: devolvere ai missionari più bisognosi, attraverso l'Ufficio Missionario diocesano, l'offerta per la celebrazione di Sante Messe in suffragio dei nostri defunti. E la carità per le Missioni è il fiore più bello sulla tomba dei nostri cari! Don Giacomo Bravo | |