In occasione del suo breve rientro in famiglia, Mons. Sarego ha avuto l'opportunità di partecipare il 19 maggio alla convocazione diocesana dei gruppi di Rinnovamento nello Spirito, tenutosi a Laghetto. In quella circostanza ha fatto un intervento semplice e profondo sulla sua esperienza di missionario che riteniamo utile pubblicare.. Quando, molti anni fa, ho iniziato come fratello verbita, il mio servizio missionario in Papua Nuova Guinea, mi sentivo preoccupato, non tanto per me, ma per la missione che mi era affidata. Mi sentivo impreparato ed incapace di comunicare l'enorme bagaglio di dottrina che mi era stata insegnata e poi avvertivo la grande diversità culturale che mi separava dai Papuani. Pensavo a tutto quello che avrei dovuto dire e fare per "convertire" la gente. Piano piano però ho capito che il Signore non mi mandava a "convertire", ma ad annunciare semplicemente Gesù e il suo Vangelo e che il compito della conversione è affidato allo Spirito Santo dentro alla libertà dell'uomo. Subito mi son reso conto quanto siano vere le parole del Signore: "Io sono con voi"! Ho toccato con mano come il Signore, prima e meglio di me voglia immensamente bene ai suoi Papuani delle isole oceaniche. Ho sperimentato che questa gente, cosiddetta primitiva, mai è stata abbandonata dal Signore, ed è continuamente evangelizzata dello Spirito Santo, perché vive secondo valori etici e sociali che non hanno nulla da invidiare alla nostra civiltà e che dovrebbero far arrossire molti nostri cattolici di facciata. Certo, come mi si insegnava in teologia, so che questi valori, autenticamente cristiani, già da S.Ireneo erano detti "semina Verbi". Cioè, prima che arrivassi io o qualsiasi altro missionario, nelle missioni era già operante lo Spirito del Signore, che "semina la Parola" e la manifesta attraverso il rispetto per il creato, la sana emulazione nel fare il proprio dovere, la vita comunitaria è l'autodisciplina. Pur tra enormi condizionamenti, i papuani sanno essere fedeli alla parola data, hanno un innato istinto di protezione nei confronti dei più deboli, un forte senso di appartenenza che li aiuta a condividere gioie e dolori della vita. Ci sono sì contese tra clan, ma nessuno si azzarda a toccare i bambini, i vecchi, le donne. E' a partire da questi valori che l'annuncio del Vangelo trova un terreno fecondo in Papua Nuova Guinea. La Provvidenza mi ha chiamato poi ad essere sacerdote e vescovo, quando ormai pensavo di rimanere missionario e diacono come Francesco d'Assisi. Anche come vescovo sono il primo a riconoscere che, lavorando per il Regno di Dio, tutti riceviamo molto e forse diamo meno di quello che dovremmo. Mi sento coinvolto nell'opera redentrice del Signore, non come protagonista, perché protagonista è lo Spirito Santo. Per questo guardo con simpatia al Rinnovamento nello Spirito e accolgo volentieri la proposta della effusione, perché Gesù vuole che sia luce, sale e sorgente di grazia, nel posto dove mi ha mandato lo Spirito Santo, con il potere e la forza che vengono da Lui.E' questa consapevolezza che mi rende sereno, pur avvertendo la mia inadeguatezza ed è questa consapevolezza che mi libera da ogni paura e mi dà il coraggio di gridare ai cristiani di qui le loro incoerenze e il monito di Gesù: "Quando il Figlio dell'Uomo ritornerà, troverà ancora la fede?", che può significare: "Ma voi come vivete il dono della fede?". | | | Monsignor Sarego,durante il suo intervento alla veglia Missionaria, in Cattedrale | | | | | Una canna di bambù basta per dissetarsi alla sorgente | | | | | | | |