| Quando gli albanesi eravamo noi, ci linciavano perché rubavamo il lavoro o facevamo i crumiri, ci proibivano di mandare i figli alle scuole dei bianchi in Louisiana, ci consideravano "non visibilmente negri" nelle sentenze in Alabama. Truffavamo mezza Europa raccogliendo soldi per riscattare inesistenti ostaggi, vendevamo i nostri bambini agli sfruttatori, gestivamo la tratta delle bianche riempiendo di donne anche dodicenni i bordelli di tutto il mondo. Espatriavamo clandestini a centinaia di migliaia oltre le Alpi e gli oceani, dormivamo a turno in quattro nello stesso letto ed eravamo così sporchi che a Basilea ci era interdetta la sala d'aspetto di terza classe. Quando gli albanesi eravamo noi, ci accusavano di essere tutti criminali, ci rinfacciavano di avere esportato la mafia e ci ricordavano che quasi la metà dei detenuti stranieri di New York era italiana. Ci pesavano addosso secoli di fame, ignoranza, stereotipi infamanti. Ed era solo ieri. Tanto che in Svizzera pochi anni fa tenevamo ancora trentamila figli nascosti nelle scuole illegali perché ai papà non era consentito portarsi la famiglia. | |
| La ricostruzione di Gian Antonio Stella, (che presenta il suo libro mercoledi 20 novembre alle 18.15 al Galla Forum-Libreria Galla a Vicenza e alle 20.30 a Palazzo Festari di Valdagno ) è ricca di fatti, personaggi, avventure, aneddoti, storie ignote, ridicole o sconvolgenti, l'altra faccia della grande emigrazione italiana. Quella che meglio dovremmo conoscere proprio per capire, rispettare e amare ancora di più i nostri nonni, padri, madri e sorelle che partirono. Quella che abbiamo rimosso per ricordare solo gli zii d'America arricchiti e vincenti. Una scelta fatta per raccontare a noi stessi, in questi anni di confronto con le orde di immigrati in Italia e di montante xenofobia, che quando eravamo noi gli immigrati degli altri, eravamo diversi, più amati, migliori. Non è esattamente così. Gian Antonio Stella, 49 anni, vicentino, fa l'editorialista e l'inviato di politica, economia e costume al Corriere della Sera. Sposato, un figlio, cuoco dilettante di un certo talento, vive un po' a Roma, un po' vicino a Venezia, un po' in giro. Vincitore di alcuni premi giornalistici, ha scritto vari libri. Tra i più noti "Schei", un reportage sul mitico Nordest, "Dio Po / gli uomini che fecero la Padania", un velenoso pamphlet sulla Lega, "Lo spreco", un'inchiesta su come l'Italia ha buttato via almeno due milioni di miliardi di vecchie lire, "Chic", un viaggio ironico e feroce tra gli italiani che hanno fatto i soldi e infine "Tribù", uno spassoso e spietato ritratto della classe politica di destra salita al potere nel 2001. |