| L'Avvento è tempo di attesa e di speranza, ma per questo è anche tempo di ascolto della Parola, di preghiera più intensa e di carità. Certo Gesù è già venuto e la fede in lui dà senso all'esistenza umana. Egli tuttavia rimane colui che viene e che verrà. Oggi e cioè ogni giorno egli potrebbe bussare alla nostra porta e l'evangelista Matteo commenta: "Beati quei servi che saranno pronti ad aprirgli quando bussa: beati e cioè fortunati!". E' una fortuna essere svegli e vigilanti, protesi all'incontro, sollecitati ad aprire quella porta che solo noi dal di dentro, possiamo aprire, senza domandarci se colui che bussa è dei nostri o no, se è ricco o è povero, se è simpatico o antipatico: "Qualunque cosa avrete fatto all'ultimo dei miei fratelli, l'avrete fatto a me". Ecco allora il significato dell'Avvento. Queste quattro settimane dovrebbero suscitare l'impegno di ciascuno di noi, delle nostre famiglie e delle stesse comunità cristiane a vivere la spiritualità dell'accoglienza e dell'incontro, del dialogo e dello scambio dei doni, sapendo che nessuno è così povero da non aver nulla da donare e nessuno è così ricco da non aver nulla da ricevere. Uno scambio che deve avvenire nella gratuità, perché è davvero una fortuna incontrare qualcuno a cui aprire la porta. Potrebbe essere Gesù che viene e nasce qui per me. Colui che ha bussato potrebbe andarsene borbottando, perché sperava di ricevere di più, ma se noi abbiamo aperto la porta e abbiamo saputo accogliere il fratello esasperato e brontolone, fortunati noi. Abbiamo incontrato Gesù. E se a bussare sarà la zelatrice missionaria che ci porta Chiesa Viva e la mano tesa dei nostri Missionari, e noi avremo aperto, fortunati noi. Abbiamo accolto Gesù. Se la porta rimane chiusa, anche se in casa c'è il presepio e anche se c'è una montagna di regali, davvero poveri noi. Il Natale rimane fuori, sulle strade degli uomini che attendono e sperano che qualcuno apra la porta della casa. Buon Natale. Il Signore viene! Don Giacomo Bravo | |