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Divieto di bivacco....
Considerazioni sulla recente vicenda dell'uso dei parchi
Riceviamo da Don Flavio Grendele, della Pastorale del Lavoro, una considerazione sulla recente vicenda dell'uso dei parchi e del divieto di bivacco a Vicenza, oggetto di una discussa ordinanza del Comune berico che ha sollevato numerose polemiche. Ne trascriviamo il testo qui di seguito per i nostri utenti. " Leggo da un quotidiano locale del 20 novembre 2002 dell'ordinanza del Comune di Vicenza che proibisce di "bivaccare, dormire o restare sdraiati sulle panchine o sui manti erbosi", avendo di mira in particolare "i numerosi stranieri che affollano i parchi ed importunano i passanti", e "restituire le aree verdi ai cittadini. "
Vicenza, Giardini Salvi
Rileggo più volte la notizia, perché credo d'aver letto male, ed invece la notizia è lì, scritta nero su bianco. Mi chiedo: ma che fastidio danno queste persone quando dopo una settimana di lavoro si incontrano per scambiare qualche parola nella lingua nativa, darsi delle informazioni a cui si può accedere solo restando in continuo contatto con i propri connazionali, ricordare qualcosa della terra o della famiglia lontana?

Sparsi ai quattro angoli della provincia, privi di luoghi comuni, spesso costretti dentro angusti appartamenti pagati a prezzo altissimo, non hanno che l'aria, il verde dei prati, l'azzurro del cielo, il calore del sole, che il Signore non nega a nessuno, ma che l'ordinanza del Comune vuole ora rendere per loro un bene raro.

Cerco anche di immaginare quali motivi possono aver spinto a questa decisione: deturpano il paesaggio artistico della nostra bella città? Mettono sotto i nostri occhi una realtà che ci ostiniamo a non voler vedere? Si comincia una campagna elettorale tesa a cercare consensi a spese dei più poveri, di coloro che non hanno nemmeno diritto di parola? Forse che tanti volti dai mille colori renderebbero meno spensierato il nostro scorrazzare per il centro nella folle rincorsa dello shopping natalizio?

A Natale, come ogni anno, si rinnova il ricordo del triste pellegrinaggio di Maria e di Giuseppe alla ricerca di un luogo ospitale ove poter dare alla luce Gesù. In quella fredda notte a loro l'umana pietà non ha riservato che una povera stalla. Agli occhi dei loro contemporanei erano solo dei "migranti".

Quel pellegrinaggio si rinnova ora nella persone di tutti i migranti che affollano le nostre officine, che si prendono cura con amore dei nostri vecchi, e ai quali vogliamo negare l'ombra di un albero amico per sognare terre lontane, o una panchina presso la quale sostare per gustare momenti di calore e di amicizia.

Perché non lasciare quest'anno vuota la culla di Gesù, con la scritta: "non c'era posto per loro" (Lc 2,7), in ossequio all'ordinanza del Comune di Vicenza?

Don Flavio Grendele

02/12/2002

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