| "Ora a Vicenza possiamo permetterci il lusso di porci come obiettivo non più la piena occupazione, ma la buona occupazione". Lo afferma Roberto Franco, direttore dei Servizi per l'Impiego dell'Amministrazione provinciale vicentina che spiega: "A Vicenza coloro che cercano lavoro per risolvere il problema della sussistenza lo trovano di sicuro", lo confermano i dati sulla disoccupazione, che ha un tasso del 2,2%. "Il nostro problema adesso è far incontrare le aspirazioni delle persone e i loro percorsi formativi con il lavoro svolto. Perché esista la buona occupazione bisogna che per la maggior parte degli individui il lavoro sia coerente con l'iter formativo: questo obiettivo è il lusso che possiamo permetterci a Vicenza dopo due anni di intenso lavoro!" | |
| Dopo la presentazione la scorsa estate da parte dall'assessore provinciale Alessandro Testolin del terzo quaderno su dati e tendenze del mercato del lavoro nella provincia di Vicenza, alcuni dati ci sembrano particolarmente significativi. Si evince che dal 1995 in poi il tasso di disoccupazione medio è continuamente calato in provincia fino a raggiungere il 2,2% nel 2001; il tasso maschile è allo 0,8% e quello femminile al 4,2%. Nel 2000 non vi era stato un aumento degli occupati, mentre nel 2001 la crescita occupazionale è aumentata dello 0,9%. Rispetto alle medie nazionali e regionali elevata è l' occupazione nella fascia d'età tra i 15 e i 29 anni e il 50% degli occupati lavora nel settore secondario. Le assunzioni sono per i due terzi regolarizzate da contratti flessibili (contratti a tempo determinato o altra natura) ed è diminuita la mobilità tra aziende. Il 61,3% dei nuovi assunti nel 2001 è impiegato nel settore terziario, dei servizi; il 36,3% nell'industria (secondario); solo il 2,1% nell'agricoltura e lo 0,4% nella pubblica amministrazione. "Il mercato del lavoro a Vicenza sta maturando sempre più - affema l' assessore Testolin - i dati ci dicono che siamo sempre più vicina a situazioni da Nord Europa: ad esempio nel rapporto tra i sessi dove ogni 100 lavoratori ci sono 40 donne e nell'aumento dei contratti flessibili." "Esiste però uno sfasamento - continua l'Assessore al lavoro - tra la realtà delle nuove generazioni che studiano e si formano per un tempo più lungo aspirando a impieghi di posizione elevata e le esigenze del mondo produttivo che offre ancora moltissimi posti per mansioni "umili". Le soluzioni sono due: o si utilizzano sempre più lavoratori extracomunitari o gli imprenditori devono cominciare a riconvertire il sistema produttivo". |