| Si inaugura venerdì 8 febbraio alle 18 la mostra "L'incisione a Vicenza: 1960-2001", ospitata alla Chiesa dei SS. Ambrogio e Bellino, in Contrà S. Ambrogio 23 fino al 10 marzo, con orario dal martedì alla domenica, dalle 15 alle 19, ingresso libero. L'esposizione rientra nel progetto "Spazio arte Vicenza", promosso dall'Assessorato ai Servizi Culturali del Comune e curato da Sandro Stocco, che prevede, in contemporanea con lo svolgimento delle rassegne espositive, incontri culturali e musicali, nonché dibattiti sull'arte contemporanea. |  |
| Questa prima serie di esposizioni, oltre che dar avvio ad un'indagine sulla produzione artistica vicentina dal dopoguerra ad oggi, presenta momenti di confronto con esponenti significativi dell'arte italiana. Si incomincia con una ricognizione storica in uno dei settori che ha visto diversi autori vicentini imporsi a livello nazionale: la calcografia, cioè la stampa ottenuta da matrici metalliche con segni in cavo, per mezzo di incisione diretta (bulino, puntasecca) o mediante corrosione di acidi (acquaforte, acquatinta). L'elemento di base è il segno che, impresso sulla carta in tratti ora aspri e decisi, ora lievi e labili, genera la spazialità con i neri profondi, con i grigi sommessi, con i bianchi assoluti. Nella complessa ed articolata galassia degli incisori vicentini, sono state scelte aree rappresentative di tre generazioni, selezionando otto autori. Sono presenti in mostra Ernesto Lomazzi (1905-1985), Nerina Noro (1908) e Neri Pozza (1912-1988), tre maestri storici di grande spessore espressivo, con "fogli" realizzati nel pieno delle loro maturità artistica ed accuratamente scelti per l'intima partecipazione e l'alta qualità dell'esecuzione. Si prosegue con Giorgio Peretti (1937), Nereo Quagliato (1939) e Miraldo Beghini (1942), tre artisti della "generazione di mezzo", molto diversi per formazione ed interessi, che hanno saputo trasferire nell'incisione gli esiti di ricerche e di innovazioni stilistiche operati in altri settori delle arti visive, con una notevole padronanza del linguaggio calcografico. Si giunge infine a due autori delle nuove generazioni: Silvio Lacasella (1956) e Giovanni Turria (1970), i quali, pur adottando linguaggi attuali, si nutrono di antica sapienza ed abilità grafica, realizzando un'idea che ha il respiro ampio delle emozioni nascoste negli anfratti delle ombre. In definitiva, quindi, la mostra rappresenta un excursus sulle quarantennali vicende artistiche di questa disciplina, caratterizzata da un linguaggio arduo e severo, eppure di una valenza certamente non inferiore alla pittura o alla scultura. |