| La bellezza dell'opera di Finco, coadiuvato da nomi prestigiosi dell'opinionismo attuale come Giancarlo Padovan, Sandro Piccinini, Massimo de Luca e Mario Giobbe, sta proprio nel taglio inconsueto, nella luce in chiaroscuro gettata sui personaggi, colti nella loro vita di tutti i giorni, in alcuni casi così lontana dal terreno verde di gioco. A questo proposito esemplare è la storia di Franco Bergamaschi, promessa del Verona negli anni '70, ceduto al Milan e mai realmente esploso anche a causa di un brutto infortunio, oggi dipendente della società Autostrade al casello di Sommacampagna, nel veronese. C'è un fascino sottile nel libro di Finco, un'aria vagamente retrò impreziosita anche dalle splendide immagini in bianco e nero del celebre fotografo tedesco Wolfgang Wessener, che ci regala dei primi piani intensi, quasi sofferti in certi casi, a ulteriore testimonianza che il mondo del calcio non sempre è così "dorato" come i miliardi che girano oggi al suo interno vorrebbero farci credere. Ne "Il ladro di stelle", ovvio a dirsi, cè anche tanta Vicenza. Quella di Pablito Rossi, tanto per fare un nome ben noto a tutti, e degli anni d'oro del Real Vicenza, ma anche quella di Ezio Vendrame, che ci racconta una vita "farabutta"di solitudine, quella di Roberto Anzolin, valdagnese a difesa dei pali di Lanerossi Vicenza e Juventus, quella di Sergio Campana, "l'avvocato" del calcio italiano e presidente dell'associazione italiana calciatori, o ancora quella di Giorgio Biasiolo di Montecchio Maggiore, che ha giocato nel Vicenza e nel Milan a cavallo tra i '60 e i '70. Alla fine delle 131 pagine del libro, dopo una lettura intensa e partecipe, lo si richiude quasi controvoglia, come se si volesse tenerlo ancora aperto e gustarne l'odore, il fascino che emana, quella finestra su un universo che da sempre affascina tifosi, sportivi o semplici simpatizzanti. Nell'ultimo capitolo, intitolato non a caso "triplice fischio di chiusura" quasi si trattasse di una vera partita di '90 minuti (....sì perchè nei'70 non c'era ancora il quarto uomo che segnalava il recupero...), l'autore racconta di un episodio della sua infanzia. Undicenne, andò un'estate in vacanza sull'altopiano di Asiago dove in ritiro precampionato c'era il grande Cagliari di Gigi Riva, Albertosi, Cera, Gori e Domenghini. Estasiato, trascorreva intere giornate ad assistere agli allenamenti di quei campioni fino ad arrivare a conoscerli, a stringere loro la mano, in un tripudio di emozione e di incredulità. Poi un giorno un breve viaggio in macchina con Gigi Riva e uno scambio di battute, rimasto per sempre impresso nella sua memoria di ragazzino che toccava il cielo con un dito. Episodi come questo, nella loro semplicità quasi naif, colmi di emozione e di nostalgia, ci riconciliano con una realtà che oggi, nel techicolor delle pay tv miliardarie, sembra per sempre sfuggita al nostro controllo. E se qualcuno (parecchi, crediamo noi....) è convinto che questo calcio, il calcio di oggi, stia davvero impazzendo tra girandole di miliardi, doping, passaporti falsi, veleni e allenatori messi alla porta dopo due settimane, allora legga con attenzione "Il ladro di stelle", perchè forse ci troverà una lezione non solo di calcio, ma anche di vita. |