| Il "Corriere della Sera" ha lanciato un sondaggio tra i fruitori del proprio sito internet: "Volete o no Roby Baggio al Mondiale" ? E' stato un plebiscito: più dell'88 per cento ha dato risposta affermativa. Lo stesso quesito è stato proposto da "La Repubblica" e da "L'Espresso" e anche in questo caso le caselle di posta elettronica sono state inondate dalle e.mail dei lettori. Favorevoli nella stragrande maggioranza, naturalmente, alla convocazione in azzurro del calciatore più amato dagli italiani. Anche in Giappone, dopo la doppietta alla Fiorentina, si è scatenata la "Baggiomania". Le offerte per convincere Roby a chiudere la carriera nella J.League si sono moltiplicate, così come si sono moltiplicate le iscrizioni ai Fans Club del "Codino". |  |
| Un esempio di fanatismo collettivo, insomma, che non si registrava da anni, dai tempi di Maradona e di Zico. Tutto questo per dire che basta il nome di Baggio, basta il nome di un campionissimo ancora capace di provocare un applauso con un dribbling in punta di bulloni, per scatenare entusiasmi fragorosi. Lo ha dimostrato Corioni riempendo a Brescia, lo scorso anno, un "Rigamonti" in precedenza quasi totalmente disertato dal pubblico. E lo ha confermato l'afflusso straordinario dei tifosi in occasione di Brescia-Fiorentina, allorché Baggio è stato salutato da una autentica standing-ovation. Quali valutazioni da trarre, dunque ? La prima riguarda proprio il rapporto tifosi-stadio che si è instaurato oggi, dopo le mille razzie che la pay-tv ha operato in funzione di uno spettacolo virtuale. Vedere un campione dal vivo non è come ammirarlo in tv. Lo stadio regala in diretta emozioni irripetibili, rende gli spettatori protagonisti di un evento che nessun teleschermo potrebbe mai permettersi di riproporre con le stesse cadenze. E allora ecco che il ritorno sulla scena di un fuoriclasse amatissimo come Roberto Baggio potrebbe propiziare un fenomeno in controtendenza suggerendo al calcio una strada diametralmente opposta a quella che i grandi club, con somma insipienza, hanno imboccato nel corso delle ultime disastrose stagioni. Purché chi governa il pianeta del calcio si renda conto che per animare uno spettacolo vero, in grado di richiamare le grandi folle, servono componenti ben diverse da quelle attuali: basta plusvalenze esasperate, insomma, basta sbornie televisive, basta soprattutto con gli ingaggi sproporzionati, in nome dei quali vengono autorizzate le operazioni economiche più spericolate. |