| A causa dei movimenti delle placche continentali gran parte della storia geologica che interessa il vicentino si è svolta in un ambiente geografico incluso tra i confini tracciati dai tropici.Gli ambienti che si sono succeduti in questo lungo periodo durato circa 300 milioni di anni sono caratterizzati dalla presenza di mare più o meno profondo, coste, terre emerse, atolli corallini e fenomeni vulcanici più o meno intensi. L'evoluzione del nostro paleoambiente è raccontata dai numerosi resti fossili impressi nelle rocce a testimonianza del succedersi delle diverse forme di vita. Nel Cretaceo, alla fine dell'Era Secondaria, scomparvero numerose forme di vita tra cui le ammoniti e i grandi dinosauri. Le mutazioni climatiche modificarono la fauna e la flora che divenne nell'Era Terziaria molto simile a quella dei nostri giorni. Durante questo periodo, la catena montuosa alpina era in graduale sollevamento per la spinta impressa dal blocco continentale Africano che si immergeva sotto quello Euro-Asiatico. A ridosso delle Alpi" in neoformazione esisteva un mare poco profondo, popolato da innumerevoli forme di vita che, dopo la morte, depositavano sul fondo le loro spoglie che, inglobate nei sedimenti, si sono conservate fino ai giorni nostri consolidate nella roccia. Le specie fossili rinvenute nel territorio vicentino e veronese orientale testimoniano la presenza di un ambiente marino caldo, di clima subtropicale, circondato da terre emerse; resti di palme , coccodrilli e grosse tartarughe sono state rinvenute nei depositi di lignite di Monte Purga di Bolca (VR) e di Monteviale (VI); stupendi pesci tropicali sono impressi nelle rocce eoceniche della Pesciaia di Bolca e negli strati oligocenici a piante e pesci di Fara e Salcedo (VI); abbondanti molluschi si raccolgono nei livelli dell'Eocene medio di San Giovanni Ilarione, della Valle del Chiampo e dell'Agno, e nell'Oligocene di Lugo, Monteviale, Castelgomberto e nel Monte Lungo dei Colli Berici; denti di squali e di razze sono stati rinvenuti in vari livelli rocciosi. La presenza di granchi fossili nel nostro territorio ha interessato gli studiosi fin dai secoli scorsi, tuttavia, un notevole numero di nuove specie sono state individuate solo in questo ultimo ventennio grazie a raccolte occasionali fatte durante lavori di sbancamento edilizi o stradali, di ampliamenti di cave, oppure da livelli classici che hanno costituito per gli studiosi dei veri e propri giacimenti a crostacei. Grazie alle continue ricerche e al recupero di nuovo materiale si è potuto far conoscere nuove località fossilifere della Valle del Chiampo. Questi giacimenti, situati in cave aperte per l'estrazione del Marmo di Chiampo, sono caratterizzati da banconi di calcari nummulitici intercalati a livelli vulcanici ed hanno restituito esemplari di granchi completi anche di parti ventrali, chele e arti. Stupendi esemplari di Lophoranina marestiana, conservati presso i Musei di Chiampo e di Montecchio Maggiore, sono stati raccolti nei livelli vulcanoclastici verdastri posti al limite tra l'Eocene inferiore e l'E. medio della cava Lovara di Chiampo. La cava Main di Arzignano e le cave Boschetto e Albanello di Nogarole Vicentino hanno invece fornito un notevole numero di crostacei riferiti all'Orizzonte di San Giovanni Illarione; tra le numerose specie rinvenute si evidenziano Titanocarcinus aculeatus e Perocanthus horridus caratterizzati dalla presenza di numerose spine sul carapace e sulle chele.
Straordinario si è rivelato anche il ritrovamento di alcuni gamberetti attribuiti a Upogebia perarolensis e tuttora depositati nel Museo Civico G. Zannato di Montecchio Maggiore e nel Museo Naturalistico Archeologico di Vicenza, rinvenuti nell'Oligocene di Perarolo sui Colli Berici. La grana molto fine del sedimento di questo giacimento ha protetto fino ai nostri giorni anche parti delicate crostacei, come le antenne e i pleopodi raramente conservate allo stato fossile. Nello stesso giacimento sono stati individuati anche due nuovi stomatopodi fossili (cannocchie). Di recente sono stati studiati alcuni crostacei associati a coralli dell'Oligocene del Monte Grumi di Castelgomberto. Questa fauna, pubblicata in Studi e Ricerche 2001, edita dall'Associazione degli Amici del Museo e dal Museo Civico G. Zannato di Montecchio Maggiore, ha rilevato la presenza di ben tredici diverse specie di crostacei tipici di ambiente corallino, sei di queste nuove per la scienza. Il ritrovamento è stato alquanto significativo poiché si tratta della prima segnalazione mondiale di ritrovamento di crostacei associati a coralli riferita all'Oligocene. Le numerose pubblicazioni scientifiche di quest'ultimo ventennio hanno descritto 45 nuove specie di crostacei fossili vissuti nel nostro territorio in un periodo di tempo che varia dai 50 ai 20 milioni di anni fa; queste scoperte hanno contribuito a portare nuove conoscenze tassonomiche e filogenetiche su questo gruppo di organismi animali. Nella nostra provincia i granchi fossili sono presenti nel Museo Naturalistico Archeologico di Vicenza, nel Museo Civico di Bassano del Grappa, nel Museo dei Fossili di Villa Godi-Malinverni di Lonedo, nel Museo del Priaboniano di Monte di Malo, nel Museo paleontologico Domenico Dal Lago di Valdagno, nel Museo P. Aurelio Menin di Chiampo e nel Museo paleontologico del convento dei Servi di Maria di Monte Berico e soprattutto nel Museo Civico "G. Zannato" di Montecchio Maggiore dove si può ammirare la più ricca e completa collezioni di fossili del vicentino.
In questo museo un'intera sala è dedicata ai crostacei fossili del Veneto, con esposizione delle specie più rappresentative di tutto il Terziario. Il materiale fossile presente nella collezione, pressoché unica al mondo per abbondanza e qualità degli esemplari, recentemente è stato preso a confronto con le forme viventi durante il Simposio internazionale "Shallow Tethyssvoltosi " nel 1999 a Chiang Mai in Tailandia; inoltre ha avuto ampi apprezzamenti in occasione del "1st Workshop on Mesozoic and Tertiary Decapod Crustaceans" svoltosi presso Villa Cordellina-Lombardi diMontecchio Maggiore nell'Ottobre del 2000.
Antonio Dal Lago CONSERVATORE DEL MUSEO NATURALISTICO E ARCHEOLOGICO |