| C'è una sorta di parola d'ordine, quasi un imperativo categorico, che rimbalza nelle parole di Rinaldo Sagramola: "monetizzare". Sagramola è un dirigente sui generis rispetto alla massa degli addetti ai lavori calcistici: ha fatto scelte giuste e sbagliate, nel corso della sua carriera in biancorosso, ma non si può negare che abbia sempre privilegiato l'aspetto amministrativo nei confronti di quello espressamente tecnico. In tutti i casi, almeno sotto il profilo del bilancio, i fatti sembrano avergli dato ragione: il Vicenza, assicura, è tra le poche società a non patire la crisi che sta investendo il settore che si sintetizza, oltre al resto, in una paurosa assenza di liquidità. | |
| Per quale motivo, dunque, una società con il bilancio in regola sente la necessità di "monetizzare" ? Viene in mente il gioco del cerino che passa di mano in mano e del quale ciascuno cerca di liberarsi il più in fretta possibile. Così il Vicenza, che dopo aver utilizzato come tutte o quasi le società di vertice l'arma a doppia taglio delle plusvalenze deve per forza di cose incassare denaro fresco per non trovarsi nella situazione scomoda del creditore che non riesce a mettere il debitore spalle al muro. Il rischio di Sagramola, in effetti, è quello di non poter far valere attraverso una Lega sempre più debole i propri diritti nei confronti di società impossibilitate a onorare gli impegni presi all'epoca delle vacche grasse. Il caso di Fiorentina e Napoli è il più eclatante ma non è certo l'unico. E allora ecco che prima di imbarcarsi in una avventura di calciomercato dall'esito incerto bisogna giocoforza fare la conta di quanto può arrivare, in concreto, nelle casse sociali. La situazione di Zauli, il cui cartellino appartiene in toto al Vicenza e che ha firmato con la società biancorossa un impegno a lungo termine, è emblematica. Nonostante un campionato di buon spessore disputato con la maglia del Bologna, Lamberto rischia di vedere azzerato il proprio valore per le difficoltà di reperire un acquirente solvibile.
Il Bologna? A parte i problemi di bilancio, più volte esplicitati, bisogna fare i conti ora con l'ormai probabilissimo addio di Guidolin, piccato per certe dichiarazioni del presidente Gazzoni e del direttore generale Cipollini ritenute quantomeno inopportune a conclusione di un campionato condotto nelle posizioni di vertice fino alla penultima giornata. E Guidolin, come è ben noto, è lo sponsor numero uno di Zauli, che ha avuto con sé a Ravenna prima ancora che a Vicenza. Quali soluzioni, dunque ?
Si parla dell'Atalanta, che deve coprire il buco lasciato dalla partenza di Doni. Ma Doni, come pare, non è ancora stato ceduto (la Juve nicchia e può permettersi di farlo.) e in ogni caso non bisogna dimenticare che il vivaio dell'Atalanta è talmente ricco da consentire a Vavassori ampi ricambi senza dover fare per forza di cose ricorso al mercato. L'Atalanta aveva cercato nella passata stagione di operare scelte ambiziose (Comandini, Saudati, Sala, Taibi) ma ha dovuto immediatamente ricredersi per non vanificare il bonus rappresentato dalla cessione di Zenoni, Pelizzoli, Siviglia e così via. Difficile che Ruggeri cambi nuovamente politica.
A questo punto, nonostante una nuova conferma del valore tecnico di Zauli, viene da chiedersi quanto possa valere Lamberto su un mercato totalmente privo di denaro liquido. L'età (31 anni), e l'ingaggio pluriennale non depongono a suo favore. E a questo punto, se si pensa che due stagioni fa si parlava di una quotazione di 10 miliardi scesa poi a cinque al termine del campionato-retrocessione, ecco che il Vicenza rischia effettivamente di ritrovarsi con un capitale azzerato. |