| La Guerra, il Male e la fine della Storia. Ci sono guerre di cui sappiamo tutto: i media forniscono informazioni in dosi massicce e in tempo reale, le fanno sembrare l'unico conflitto al momento in atto. E l'aggiornamento è continuo, come per le notizie di politica interna e l'indice della borsa. Poi ci sono le altre. Guerre in angoli remoti del pianeta, di cui nessuno ricorda le motivazioni o gli schieramenti, alimentate da un miscuglio di ideologie nuove o resuscitate oppure da interessi economici di cui non sa nulla proprio chi combatte e muore.Conflitti in cui le prime vittime sono i civili: uccisi e torturati, armati e mandati in prima linea al posto di truppe ben più preziose, trasformati in scudi umani o schiavi, popolazioni disperate e dimenticate dal mondo intero." | |
| I dannati della guerra"raccoglie cinque servizi giornalistici effettuati da Bernard Henri Lévy per Le Monde nel corso del 2001: Angola, Sri Lanka, Burundi, Colombia, Sudan, sono alcuni tra i paesi teatro di massacri insensati e lotte tra eserciti irregolari combattute a suon di armi fornite dall'Occidente. Tutto questo ci appare lampante leggendo le parole dell'autore nell'introduzione, quando, in riferimento ai recenti fatti dell'11 settembre e ai kamikaze dell'integralismo, lancia a tutti noi un'inquietante quesito, che deve farci riflettere a fondo:
"E' davvero impensabile che qualcuno tra gli esclusi abbia la tremenda tentazione, imparando dal terrorismo, di andare a ricordarsi di chi lo condanna, e continua a condannarlo, al ruolo di suppliziato senza voce? Non spunteranno fuori tra questi dannati altri kamikaze per venire a dire alle nazioni: ci avete ignorati da vivi, eccoci morti; questa morte, di cui nulla avete voluto sapere finché avveniva da noi, la gettiamo ai vostri piedi, nel braciere che vi consuma. Eravamo dei vivi invisibili, diventeremo dei suicidi visibili".
A questi articoli si accompagnano le riflessioni dell'autore sotto forma di annotazioni, approfondimenti e divagazioni: dal significato dell'11 settembre agli incontri con il comandante Massud, dal valore etico e sociale che può assumere oggi la filosofia alle guerre civili in Bangladesh e in Bosnia, e poi i ricordi di viaggi, le letture. Reportage e autobiografia, denuncia sferzante e introspezione: il libro di Levy è tutto questo ma, soprattutto, è un'opera in cui allo sdegno si accompagna una considerazione personale sofferta e profonda sugli scopi e i limiti del lavoro di intellettuale e sul significato stesso del male che pervade questo nostro mondo. Bernard Henri Lévy è scrittore, giornalisa e filosofo. Massimo esponente dei "nouveaux philosophes", tra la fine degli anni settanta e gli anni ottanta ha rivendicato la funzione dell'intellettuale nell'analisi della storia e della politica contemporanea. Tra le sue numerose opere ricordiamo "La barbarie dal volto umano" (1978), "L'ideologia francese" (1981), "Elogio degli intellettuali" (1987), "Questioni di principio" (1987) e "Le siècle de Sartre" (2002). |