| Voci dalla forza straordinaria, sorprendente, che si mettono in fila in una sequela di racconti di grande efficacia. Proprio questo è il particolare forse più rilevante dell'operazione, aver messo assieme cioè voci parlanti e narranti utilizzandone semplicemente la spontaneità del contatto e del racconto, anche se andando a rielaborare ovviamente in chiave letteraria un linguaggio che tuttavia è di per se' quanto mai espressivo. E mentre sullo sfondo rimane per tutti i protagonisti di queste storie il dramma bruciante dello sradicamento dalla propria terra, i toni e le parole sono di contenuto molto vario e non vi è estraneo in qualche circostanza anche qualche irresistibile spunto grottesco, perfino umoristico. L'interesse che questo nuovo libro sembra contenere in più larga parte è quello di aprire una finestra di primo piano e privilegiata su una realtà che noi occidentali da "cittadini del primo mondo" siamo abituati a guardare, nella migliore delle ipotesi, con distrazione, ma molto più spesso in una disposizione mentale carica invece di altro: diffidenza, pregiudizio, scarsa tolleranza, magari paura. Il libro ha il pregio di mettere tutti noi di fronte ad una realtà inequivocabile alla quale l'approccio per distinzioni preconcette è quasi impossibile: è la realtà di donne, bambini, uomini che approdano a società così diverse dalle loro attraverso un percorso che definire scosceso è davvero poco. Da che cosa sono spinte queste migliaia di persone? Dall'esigenza di ricreare altrove quella prospettiva futura di lavoro, di semplice sopravvivenza, che guerre, carestie e povertà hanno dissolto a casa loro. Di tutto questo, "Vucumprà" pubblicato da Biblioteca dell'Immagine di Pordenone, casa editrice attentissima all'attualità e alla forte riconoscibilità anche territoriale degli argomenti scelti per i suoi libri, dà una prova esauriente, a tutto tondo, rivelando i particolari di questo mondo che abita con noi e che tuttavia continuiamo a conoscere così poco. |