| Fulvio Rebesani, coordinatore dell'Osservatorio Casa del Comune di Vicenza e membro del direttivo provinciale del Sunia, precisa che il 70% degli sfratti è dovuto a morosità. Il dato segna la tendenza all'incremento degli sfratti: a Vicenza si è passati dal 65% del 2000 al 70% del 2001, al 71% nei primi sei mesi del corrente anno. La casa è un bene importante e necessario per tutti e molto spesso le famiglie che hanno una capacità reddituale bassa sono costrette ad accettare contratti di locazione a condizioni gravose. Poi, per varie ragioni, (reddito insufficiente, licenziamento, separazione coniugale e quindi riduzione del reddito, chiusura dell'azienda, mancata assunzione, ecc.) vien meno la fonte economica di pagamento. Metà degli sfratti per morosità riguarda, infatti, contratti tra le 800.000 e 1.000.000 di lire al mese (dati 2001). Però anche gli affitti minori rientrano in questo fenomeno. Infatti il 20% degli sfratti per morosità è relativo a canoni tra 350.000 e 600.000 lire al mese. Il fenomeno si ripete non solo nel capoluogo ma in tutta la provincia.
All'origine di questo fenomeno, secondo Rebesani, stanno le politiche della Regione e dei comuni che hanno indirizzato gli investimenti pubblici verso la casa di proprietà più che verso l'edilizia per l'affitto. Una famiglia con un reddito fino ai 2.000.000 di lire, e ce ne sono molte come c'è anche chi prende meno (es. pensionati al minimo), non è certo in grado di avere a disposizione i gli 80 o 100 milioni necessari ad integrare il mutuo regionale per la casa che, com'è noto, non copre mediamente più dei 2/3 del costo. Per il Sunia è applicata male anche la politica di sostegno agli affitti: nel 2001 questo fondo, che è gestito dalla Regione Veneto, era costituito da 34.189.237.888 lire di provenienza statale ai quali sono stati aggiunti tre miliardi di lire delle casse regionali e 125.421.907 lire da parte di alcuni comuni. In tutto l'anno scorso erano a disposizione precisamente 34.614.959.795 lire per l'intero Veneto. A Vicenza furono ammesse 735 domande per un fabbisogno di 2.936.000.000 di lire ma i soldi erogati ammontarono a circa la metà: 1.445.000.000 di lire, pari ad un contributo mesile medio di 160.000 lire.
Nel 2002, secondo l'esponente del Sunia, la situazione potrebbe addirittura aggravarsi. Infatti la legge finanziaria del Governo ha tagliato questo fondo di 150 miliardi di vecchie lire. Lo stesso ente creato apposta per costruir ecase pubbliche, l'ATER, vende molte abitazioni, ma ne mette a disposizione un numero insufficiente. Stando ai dati del Sunia, nel 1999 in provincia di Vicenza (l'ATER è provinciale) a fronte di 143 alloggi venduti ne ha costruiti 32 di nuovi e recuperati 93. Nel 2000, sempre in provincia di Vicenza, l'ATER ha realizzato 71 appartamenti, recuperandone 117, ma ne ha venduti 134. Tornando al comune di Vicenza, le domande di abitazione pubblica ammesse in graduatoria sono state 877 nel 1998; 834 nel 1999; 873 nel 2000. Si tratta di quasi novecento famiglie con reddito molto basso che non sono in grado di far fronte ai prezzi del libero mercato. Appare evidente, dice Rebesani, che il comune di Vicenza - ma il discorso vale anche per gli altri comuni della provincia, almeno i maggiori - approvi un piano P.E.E.P. attraverso il quale mettere a disposizione terreni per l'edilizia pubblica in affitto. Sempre secondo Rebesani, è possibile anche includere aree con edifici da risanare. Non è necessario distruggere altra campagna ma usare parte delle aree libere del centro abitato. Si pensi alle aree ex-industriali come ad esempio ex Lanerossi e FF.SS. ai Ferrovieri, Cotorossi a Borgo Berga. A chi obietta che per questi terreni l'Amministrazione ha presenti altre destinazioni, più remunerative per i proprietari e non certo di edilizia popolare, si può ben eccepire che la casa è la prima fra le priorità di una Amministrazione che voglia rispondere ai suoi cittadini e non ai soli interessi forti. |