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Il rischio del fuorigioco
di Adalberto Scemma
Il rischio del fuorigioco è effettivo. Un fuorigioco inappellabile per Fiorentina e Genoa, che soltanto lunedì 29 luglio, alle ore 19.01, conosceranno il proprio destino. Il Genoa ha in bacheca nove scudetti, la Fiorentina ne ha due, ma molto più recenti, e può vantare anche la prima storica Coppa delle Coppe, anno di grazia 1961, in campo Marchesi e Micheli, Da Costa e Castelletti. Ma i blasoni, nel calcio di oggi, valgono il due di Coppe quando è in tavola denari. E sono proprio i denari (volatilizzatisi nel breve volgere di poche dissennate stagioni) a fare difetto. Trema il calcio, dunque, ma trema soprattutto la serie B, con le sue sei squadre formalmente a rischio. La mattina del primo agosto, a Roma, si riunirà il Consiglio federale e alle 18 dello stesso giorno verrà pigiato il bottone del computer per il varo dei calendari con 38 squadre di A e B in lizza. Già. Ma quali ?In tempi non sospetti Sergio Campana ha ammonito (per tutelare gli ingaggi dei calciatori ma anche e soprattutto per tutelare il calcio) sulle scelte spropositate dell'ambiente.

Biancorossi in campo

Un ambiente che si è tuffato nel gorgo delle plusvalenze dimenticando che i nodi prima o poi sarebbero venuti al pettine e che il "pallone gonfiato" (a dismisura) sarebbe inesorabilmente scoppiato. Carraroha colpe personali ben precise per avere permesso lo scempio ma non è l'unico e in ogni caso sparare a zero su di lui, dopo quarant'anni di attività come gran boiardo di stato, è come sparare sulla Croce Rossa: talmente elastico-impermeabile-inossidabile, il punching-ball Carraro, da aver retto senza stress apparente persino la sconcertante polemica dell'ultimo Mondiale.

In questa situazione per qualche aspetto ancora indecifrabile (attendiamo che arrivi lunedì.) il caso del Vicenza viene citato a esempio di gestione oculata. C'è un bilancio in regola da esibire, c'è un gioco di plusvalenze orchestrato con abilità, c'è un tasso tecnico elevato se consideriamo le presenze in organico di giocatori di provata caratura. E tuttavia, ad
allarmare il tifoso (ma anche Sagramola) ecco l'ipotesi che le società con i bilanci attualmente in rosso, per non parlare di una Lega che ha posizioni debitorie nei confronti di molti, a partire dal Verona, non siano in grado alla fine della prossima stagione di onorare gli impegni. Un incubo, di questo tempi. Un incubo che condiziona anche i programmi a breve termine, quelli riferiti alla stagione che va a cominciare.

C'è un contratto con le pay-tv da rinnovare, per esempio. Il Vicenza ha guidato con Rinaldo Sagramola la cordata della Plumedia Trading, il pool delle società medio-piccole partito lancia in resta contro l'egemonia spocchiosa dei grandi club. Ma una trattativa vera e propria, a tutt'oggi, non è neppure cominciata. E la presenza di Galliani ai vertici della Lega, anche se a fronte di un'uscita soltanto formale dal Consiglio di amministrazione di Tele+, non è affatto rassicurante.

Sappiamo di un campionato tutto in notturna che non piacerà proprio per questo ai portieri (Gino Sterchele è imbufalito, e ne ha ben donde) e che deve ancora convincere del tutto i tifosi. Campana ha evidenziato i pericoli dell'inverno già nella passata stagione, quando gli infortuni nelle due partite disputate in notturna si sono praticamente raddoppiati rispetto al trend degli incontri diurni. Ma il calcio di notte varrà quest'anno per tutte e dieci le partite del campionato cadetto, con rischi quindi quintuplicati ( decuplicati, a seconda dei parametri presi a base). Quanto al Vicenza, guai a dimenticare che proprio d'inverno il Menti è una ghiacciaia e che solo l'idea di sfidare le temperature polari dello stadio basta probabilmente da sola a giustificare la corsa in direzione della pay-tv. Il tutto assecondando consciamente o inconsciamente il diktat (o meglio: la trappola) predisposta dai potentati calcistici.


25/07/2002

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