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Una irata sensazione...
di Alessandro Scandale
Guanda, 184 pag, 13,50 Euro
Con "Una irata sensazione di peggioramento" lo scrittore romano Ottiero Ottieri ci lascia, a poche settimane dalla sua scomparsa, quello che può essere considerato forse il suo testamento spirituale. Un libro non facile, che affronta senza buonismi e con un piglio quasi cinico e disperato il tema, scottante, del disagio psichico e dell'oscuro tunnel della depressione. Milano-Torino, e ritorno: un tratto di autostrada, un nastro d'asfalto percorso con angoscia, altre volte con flebile speranza, dal protagonista della storia, lo scrittore Pietro Mura, alcolista in preda a ricorrenti crisi depressive, intellettuale impaziente, duro con se stesso e con la realtà politico-economica che lo circonda. A un estremo dell'anello la "capitale immorale" Milano, governata unicamente dall'anima del commercio e del profitto, oppressa da cieli plumbei e uniformi, stagnante; dall'altro invece Torino, cieli alti e luminosi, ampi viali da cui lo scrittore si attende conforto, in cui trova un nuovo medico e la speranza di una nuova cura, in cui riconosce alla fine anche una possibile storia d'amore.
Il libro di Ottieri

Su questo percorso di andate e ritorni, ossessivamente circolare, si snoda la vicenda esile e intensa di una guarigione forse impossibile, che a volte pare addirittura non necessaria, tanta è invece l'urgenza che il racconto attribuisce alla ricerca delle radici della malattia."Sono pazzo?" chiede Mura al dottore e alla sua assistente Caterina, innamorata di lui; e in questa domanda c'è il senso più vero di tutti i suoi viaggi: il G.H.B., l'ecstasy liquido che il medico gli prescrive, sembra essere una cura efficace, ma finisce per aggiungere dipendenza a dipendenza.

Intanto, la televisione detta i suoi oppressivi ritmi di vita, l'ansia maniacale prende le forme di un virtuale dongiovannismo; anche Torino, indispensabile rifugio, diventa una sorta di prigione. E su tutto si fa strada, in modo impercettibile ma inesorabile la sensazione che la follia e l'ossessione appartengano prima di tutto al mondo e alla cronaca, che ci siano ragioni politiche e sociali più forti ancora di quelle interiori, che violenza e caos siano solo il lascito amaro di un paese illiberale, di logiche di mercato inumane eppure apparentemente da tutti condivise.

Ottiero Ottieri è nato a Roma nel 1924 ed è recentemente scomparso. Tra i suoi libri ricordiamo: Memorie dell'incoscienza, Donnarumma all'assalto (TEA), L'infermiera di Pisa, Diario del seduttore passivo e Il poema osceno (quest'ultimo pubblicato da Longanesi). Da Guanda sono apparsi: La linea gotica, Storia del PSI nel centenario della nascita, La psicoterapeuta bellissima, De morte, Una tragedia milanese, Cery.


27/08/2002

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