| Neri Pozza e il lascito Pozza Quaretti di Pier Carlo Santini Il 6 novembre 1988 Neri Pozza moriva a Vicenza, la città dove era nato il 5 agosto 1912. Scompariva con lui un personaggio inquieto e poliedrico, animato per tutta la vita da ragioni e interessi culturali e artistici che sapeva conciliare e mediare con intelligente partecipazione e finezza. La sua coscienza civile era pari al suo impegno intellettuale che s'esprimeva specialmente, ma non soltanto, nella sua attività di editore, segnata da iniziative di indubbia qualità e importanza. Al momento della celebrazione del 40° anniversario della Casa editrice Neri Pozza Editore (1946-1986), tenutosi nella Biblioteca Civica Bertoliana di Vicenza, si registravano circa 640 titoli, ai quali alcuni altri si aggiungevano prima della morte di Pozza. (.) Ma Pozza fu anche scrittore di razza, saggista e polemista brillante, non certo incline al compromesso e ai comodi patteggiamenti. Ha ragione Zorzi: "non rifaceva il verso a nessuno". Né quando scriveva narrativamente, né quando si esprimeva in poesie, come dice ancora Zorzi "nuove per materia, per lessico, per espressione di sentimenti, intense, vive di una umanità toccata nelle radici, che apparivano pensate e scritte come un tutt'uno, un poemetto dal carcere della libertà malgrado tutto invincibile, della speranza, da far cadere d'un tratto nella convenzionalità inerte dei buoni sentimenti tanta cosiddetta poesia impegnata, tanta contraffatta eloquenza, di cui una generazione letteraria si era nutrita". Eppure direi che solo una parte dei pensieri e dei temi che occuparono la mente e l'anima di Pozza si tradusse in scrittura. Tanta altra parte restò dispersa e sepolta nei colloqui e negli incontri che specie negli anni della giovinezza e della maturità egli ebbe con tanti amici di affettuoso e durevole sodalizio, ma anche con persone saltuariamente frequentate. Erano queste le occasioni in cui Pozza si manifestava più veridicamente, non solo esprimendo senza mezzi termini i suoi giudizi e le sue impressioni, ma rivelando il suo temperamento appassionato, i suoi umori più incontenibili, la sua ironia, il suo anticonformismo, che non sempre gli giovarono e gli procurarono antipatie e avversioni. Insomma, vicino a un Neri disposto a coltivare i suoi studi e le sue letture, meditativo, segreto e raccolto in se stesso, ve n'è un altro estroverso ed irruento, quello delle "collere" non represse, degli impeti subitanei, spontaneo e colloquiale. Ho voluto tracciarne un breve profilo complessivo, per aiutarmi e aiutare a capire un altro aspetto della sua attività. Non saprei come altrimenti definire la sua ricerca e acquisizione di opere d'arte, che si protraggono nel tempo, anche se non svelano un disegno sistematico né scelte coordinate ed omogenee. Non c'è una linea ripercorribile, o almeno non riesco a ripercorrerla io. Del resto Giuseppe Mazzariol ha osservato che "Nella storia di Neri la sua passione collezionistica rimane sostanzialmente un fatto privato, legato alle sue dimore di Vicenza e di Venezia, e alle sue stanze della casa editrice". Si ha la motivata impressione che Pozza (ma non si debbono dimenticare le iniziative e le preferenze della moglie Lea) si sia incontrato di tempo in tempo con opere e artisti, molti dei quali amici, che gli hanno acceso la fantasia e il desiderio di sentirli vicini, quasi a conviverci, sulle pareti domestiche. La sua vita di relazione, come dicevo assai ricca e multiforme anche e specie nell'ambiente della Biennale, gli offriva d'altronde ripetute occasioni di incontrarsi con artisti italiani e non, senza contare i molti veneti e veneziani con cui era in dimestichezza. Basterebbe ricordare per tutti Alberto Viani. Ma di fronte al corpus di opere legate al Museo d'Arte contemporanea di Vicenza, si osserva che non sempre e non soltanto dagli artisti Neri Pozza ebbe in dono o acquistò pitture e disegni, né si limitò al XX secolo, ma sconfinò talora nel XIX, attingendo al mercato, in più occasioni, e alle più diverse fonti. Nella sua collezione convivevano operette di assai modesta professionalità e fattura vicino a quadri di alto e talora di altissimo livello e significato. Neri Pozza è dunque un collezionista assolutamente atipico, che mette insieme una raccolta di opere, ripeto, senza un preciso disegno, né una specifica finalità: una raccolta occasionata dalle più diverse e imprevedibili circostanze, da moti di improvviso entusiasmo, da innamoramenti a prima vista. Chi ama l'arte, sinceramente e autenticamente, sa bene come ci si possa infiammare d'un oggetto, prima ancora averne valutato la vera fisionomia e qualità. Certo è che mancò in Pozza, assolutamente, il movente speculativo, la volontà di possedere un bene investendovi fruttuosamente denaro, e dunque la spinta all'avere. Semmai poté esistere in lui l'esigenza di non spendere male il proprio denaro, cogliendo le occasioni propizie. Di tutto quanto sopra fanno fede le sue disposizioni testamentarie, a coronamento di una vita costellata di atti generosi, che tante volte ho potuto constatare, compiuti a vantaggio della comunità.
Autobiografica di Neri Pozza Sono nato in una bellissima città (Vicenza, 5 agosto 1912), ci sto ancora e spero - prima di andarmene di qui - di averla conosciuta come io desidero conoscere le cose che mi premono. Questa è tra le maggiori della mia vita. In un'epoca in cui la gente altro non fa che montare sulle automobili, i treni, gli aerei e i piroscafi per girare il mondo; e corre per i continenti come morsa dalla tarantola a vedere città, opere d'arte e spettacoli di natura che in effetti non vede; a conoscere genti e costumi per entrare nei quali sarebbero necessarie lunghe consuetudini e intimità delicate, io me ne sto a Vicenza nella mia casa sul fiume, col ponte di pietra che lo scavalca, a guardare il giardinetto dei Serafini, le case e l'acqua. Poco prima di notte mi sembra che il mondo non possa avere bellezze più alte e misteri più intimi; né che girare regioni sconosciute possa eccitare la fantasia in modo più segreto e profondo. L'uomo dovrebbe vivere nella città che gli somiglia, non somigliare a una città abitata per ragioni di sussistenza e di lucro, facendo violenza a se stesso; starci costretto dal bisogno, inquieto ed estraneo a tutto ciò che lo circonda. Eppure vi sono uomini d'intelligenza non volgare che vivono tutta la vita in una città senza averla mai guardata in faccia. Non conoscono il tessuto complesso delle strade, il percorso dei fiumi, la struttura e la bellezza delle case e delle piazze, il disegno dei giardini nel variare delle luci e delle stagioni. Hanno camminato per anni, e continuano a camminare a testa bassa cercando un soldo. Non sanno quali significati e stimoli preziosi per la loro fantasia potrebbe avere la città che somiglia all'uomo, e quale potere di consolazione nelle ore più gravi. Vi sono, infine, i caratteri nemici della città dove sono nati, o trapiantati, e che abitano con odio. O quelli che l'hanno abitata dagli anni dell'infanzia, e hanno per la città natale, un astio inconsulto e pietoso. E vivendone lontano lanciano verso di lei insulti, come contro l'amata, la traditrice degli anni indimenticabili. Costoro dovrebbero cercarsi la città che gli somiglia e non darsi pace finché non l'hanno ritrovata. È qua che devono recitare la loro parte, dire bianco al bianco e nero al nero; non cedere alle lusinghe e ai traffici di congrèghe che campano secondo regole di un conformismo scellerato. A Vicenza crescono persone di una complessità di carattere unica al mondo. Non ebbero fortune in dono dalla sorte, ascendenti nobili, tradizioni di educazione e di gusto. Non frequentarono scuole di tipo umanistico. Non fecero parte, a nessun titolo, della grande famiglia cattolica che, con alterne fortune, ha segnato Vicenza. Laici e cristiani in prima persona, furono protagonisti di vicende degne di rispetto. Galantuomini quando essere tali ebbe significato di sfida sciocca e superba, pazienti nella povertà, generosi del poco che possedevano, essi rappresentano il rovescio della medaglia vicentina nota attraverso la letteratura e la pubblicistica, da Fogazzaro a Barolini. L'ambiente in cui sono cresciuto è questo. La sua storia, o bene o male, l'ho già scritta. Adesso mi conforta il pensiero che la "canzone di gesta" di queste donne e di questi uomini abbia attraversato la mia giovinezza facendo di me un uomo. Neri Pozza |