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Ifigenia in Aulide
Apre il ciclo di spettacoli classici al Teatro Olimpico
Ifigenia in Aulide, ha inaugurato il 55° Ciclo di Spettacoli Classici al Teatro Olimpico . E per il primo spettacolo del cartellone 2002 è stato scelta la tragedia classica, uno dei testi più noti di Euripide , che torna all'Olimpico per la seconda volta dopo la prima del settembre 1990, quando lo rappresentò il Teatro Popolare di Roma. Da giovedì 19 e sino a domenica 22 alle 21 il mito del sacrificio di Ifigenia rivive nell'allestimento proposto dal Teatro Stabile di Catania e firmato da Piero Maccarinelli. Sono praticamente esauriti i biglietti per la serata di sabato, mentre vi è ancora una discreta disponibilità per l'ultima replica di domenica. I tagliandi sono in vendita al botteghino dell'Olimpico (tel. 0444-222801; fax 222808), aperto dalle 10 alle 13 e dalle 14.30 alle 17. I prezzi per i tagliandi sono di 18 e 21 euro, oltre al diritto di prevendita del 10%. Gli interpreti principali sono autentici beniamini del pubblico teatrale e televisivo: Giuseppe Pambieri (Agamennone), Lia Tanzi (Clitemnestra), Micol Pambieri (Ifigenia).
Ifigenia in Aulide

Ultima tragedia scritta da Euripide attorno al 406 a.C., Ifigenia in Aulide comincia con la rappresentazione scenica dell'angoscia di Agamennone: la flotta degli Achei è in Aulide, dinanzi all'Eubea, pronta a partire contro Troia. La dea Artemide non darà tuttavia libero corso alle navi se prima non le sarà sacrificata la figlia di Agamennone. Questi, dopo aver inutilmente tentato di sciogliere la spedizione, si è risolto a far venire Ifigenia in compagnia della madre, Clitemnestra, col pretesto di voler celebrare le sue nozze con Achille.

Tuttavia, sopraffatto dall'orrore, egli vuol ritornare sui suoi passi. Menelao, venuto al corrente del ripensamento del fratello, gli rinfaccia il suo tradimento. Frattanto madre e figlia giungono al campo: tutto il popolo le ha viste ed è in festa. Agamennone, incerto sul da farsi, ritorna nuovamente sulla sua decisione e si risolve a compiere il sacrifico proprio mentre Menelao, commosso dal tormento del fratello, si è a sua volta pentito della sua pretesa ed esorta Agamennone a risparmiare la figlia, rinunciando alla spedizione.

Ma Agamennone, implorato a desistere anche dalle due donne che hanno scoperto l'inganno, resiste alle loro preghiere, convinto della necessità di proseguire con l'impresa. Ifigenia si avvia alla morte, ma poco dopo giunge un messo a narrare il prodigio compiutosi durante il sacrificio: quando fu vibrato il colpo che doveva ucciderla, la fanciulla scomparve e al suo posto si vide una cerva. La dea Artemide aveva voluto salvare l'eroica giovane.

"Ifigenia in Aulide è l'ultima tragedia scritta da Euripide sulla famiglia degli Atridi", come ricorda Piero Maccarinelli, "anche se, cronologicamente, si pone all'inizio della catena di accadimenti da lui genialmente descritti nelle precedenti tragedie. Ancora una volta Euripide riesce a sorprenderci per l'originalità e la contemporaneità del suo sguardo". "La facciata del teatro palladiano", prosegue il regista, "può, con la sua meravigliosa architettura, rimandarci il senso della grande civiltà greca pronta a muoversi contro i barbari specialmente se la grande perfezione della frons scenae poggia, come immagino nel mio allestimento, su un suolo già lesionato che mostra velatamente un cedimento delle fondamenta non ancora catastrofico ma già strutturale."


19/09/2002

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