| "Non ho a disposizione -sottolinea Mandorlini- uomini caratterialmente votati all'attacco. Non ha senso di conseguenza chiedere loro di assumere in campo un atteggiamento fuori ordinanza. Molto più proponibile invece cercare di sfruttare le opzioni offensive attraverso l'organizzazione di gioco: quando parlo di squadra d'attacco, del resto, mi riferisco al blocco, non ai singoli". Se analizziamo il modulo adottato da Mandorlini, un 4-3-3 decisamente spregiudicato, non possiamo prescindere tuttavia da una verifica: oltre a tre attaccanti di ruolo (Schwoch e Margiotta oltre a Jueda o Colacone) il Vicenza utilizza infatti un esterno di centrocampo come Zanchetta con velleità da trequartista, un regista come Bernardini con propensioni da "play alto" e un interno come Marcolini piazzato invece sulla corsia esterna. Squadra sbilanciatissima, sulla carta, che necessita di tempo per trovare certi equilibri e che per esprimersi al meglio deve per forza di cose carburare dal punto di vista condizionale esaltando una componente atletica che in questa fase della stagione appare (necessariamente) sottodimensionata. Per farci vedere il vero Vicenza, dunque, Mandorlini necessita di un minimo di tempo da dedicare all'assemblaggio. Il tifoso ha fretta, certo, e nessuno può contestargli il diritto di eccepire che anche Fascetti, lo scorso anno, aveva chiesto tempo. Diverso tuttavia, come abbiamo rimarcato, è il concetto di navigazione a vista da quello di progetto. |