| "E' felice chi dimentica/ciò che non si può cambiare" cantano Alfred e Rosalinde nel primo atto del "Pipistrello" di Johann Strauss. Un distico che è un po' l'emblema di un atteggiamento molto diffuso nella vita e nella cultura viennese della seconda metà dell'800, in una società sospesa tra la fedeltà alle sue seriose tradizioni e la dionisiaca leggerezza del valzer dall'altra. Ma è anche un chiaro segnale di voglia di euforie oramai perdute, in un periodo in cui l'Europa intera fu spesso travolta dagli eventi, in anni in cui sotto la maschera dell'angoscia e dell'umor nero la civiltà mitteleuropea svelò il suo "spirito allegro", per affrontare con il sorriso quella che Karl Kraus definì la"gaia apocalisse". In quell'epoca ed in quel clima che nacquero le musiche scelte da Stefano Romani per il concerto con il quale l'Orchestra Filarmonia Veneta Gian Francesco Malipiero saluta l'inizio del nuovo anno. E, se una larga parte del programma comprende, quasi doverosamente, gli spumeggianti ritmi di Johann Strauss e dei suoi figli Johann (jr) e Josef, le prime opere proposte guardano, invece, lontano dalla Vienna imperiale, decadente ma gaudente di fine '800. | |
| A Parigi, nel 1875, veniva rappresentata per la prima volta un'opera destinata a restare uno dei capolavori più frequentati del teatro musicale. Con la sua eleganza, la sua leggerezza ed una clarté tutta francese, ma anche con una solida struttura ed una grande ricchezza inventiva, la Carmen di Georges Bizet è ancora oggi una delle opere liriche più amate ed ammirate. E la stessa vivezza di coloriti, il medesimo luminoso equilibrio, ma anche molti richiami alla tensione che percorre il melodramma allontanandolo dalla retorica ottocentesca, lo si può ritrovare nella Suite n.1 ricavata da alcune pagine del celebre capolavoro. Che si apre con l'Allegro giocoso di Les Toréadors per poi proporre i quattro Preludes a ciascun atto del dramma lirico, restituendo tutta la limpidezza e la ricchezza della partitura integrale. Qualche anno dopo, nel 1892 Peter Il'ic Cajkovskij presentava al Teatro Marijnskij di Pietroburgo quello che rimarrà l'ultimo dei suoi celebri balletti, Lo Schiaccianoci. Genere, quello del balletto, solitamente frequentato da musicisti di basso profilo, disposti ad accogliere le minuziose prescrizioni dei maestri di ballo su soggetto, ritmi e durate. Ma anche un "gigante" come Cajkovskij ne fu attratto tanto a causa della sua passione per la danza, quanto dalla possibilità che questa offre all'invenzione musicale di addentrarsi nei percorsi dell'evocazione fiabesca. E di atmosfere fantastiche - più precisamente del sogno di una bambina raccontato da E.T.A. Hoffmann - parla"Lo Schiaccianoci", partitura che, pur se composta in tarda età, vede ancora l'autore legato a modi elegantemente salottieri della sua gioventù. Qualche mese prima della rappresentazione del balletto, la Società imperiale di musica pietroburghese eseguì con enorme successo la Suite Sinfonica, divenuta subito celebre in tutto il mondo. Si compone di otto brani di carattere festoso ed, con tre quattro danze ricchi di sumature che spaziano dall'orientaleggiante all'ironico e che si conclude con uno dei brani più noti della produzione di Cajkovskji, il Valzer dei Fiori. E torniamo a Vienna, meta obbligatoria di questo viaggio musicale di Capodanno. Sempre in quegli anni (1887), nell'introduzione ad una raccolta delle opere di Johann Strauss, il figlio Johan junior annotò un commento che potrebbe adattarsi a qualsiasi membro della grande famiglia, nella quale nessuno si sentì mai un "eroe della musica", pur ricevendo da musicisti del calibro di Richard Wagner, Franz Liszt o Johannes Brahms numerose attestazioni si ammirazione e di stima. "Come ogni vero artista mio padre era modestissimo e nemmeno per un istante ebbe la presunzione di volersi mettere sullo stesso piano con gli eroi della grande musica. Ma la sua arte ha scacciato preoccupazioni, appianato situazioni difficili, ridato gioia di vivere a qualcuno, rinforzato il coraggio di vivere di molti; ha consolato, divertito, reso felice. Per questo l'umanità lo ricorderà sempre". Ed è anche per questo che non ci può essere musica più pertinente di quella dei lussureggianti ballabili della famiglia Strauss, del suo fiabesco mondo musicale, per iniziare un nuovo anno nel segno dell'ottimismo, della fiducia in un domani migliore. Marina Grasso |