| Pane e dolci, un modo per raccontare il Veneto attraverso la sua tradizione gastronomica. E' quanto ha sottolineato l'assessore regionale alla cultura e all'identità veneta Ermanno Serrajotto presentando a Palazzo Balbi, a Venezia, il volume "Dolci e pani del Veneto. Storie e ricette dalla Serenissima alla Mitteleuropa" realizzato congiuntamente dall' editore Terra Ferma di Vicenza e dalla giunta regionale nella collana "Calieri", in cui erano già state pubblicate in coedizione altre due opere dedicate al radicchio di Treviso e al baccalà. "E' una collana - ha detto Serrajotto - che sta mettendo assieme i tasselli di un grande quadro che parla della produzione agroalimentare e della gastronomia veneta. Un patrimonio culturale che la Regione vuole riscoprire e rivalutare. Questo libro, fatto non solo di ricette ma anche di ricerca, ci consente di raccontare la nostra identità e la nostra storia. Non vogliamo che arrivi sulle nostre tavole quella "globalizzazione" dei sapori che non ci appartiene..... | |
| "Vogliamo poter continuare a gustare le ricette tipiche della nostra tradizione, come ci sono state tramandate dalle generazioni che ci hanno preceduto e che fanno parte integrante della nostra crescita culturale". Al di là degli aspetti strettamente culturali, le esperienze già realizzate hanno infatti dimostrato che creare interesse su specifici prodotti comporta anche una movimentazione di carattere economico di cui beneficia il comparto di riferimento. Nonostante l'evoluzione tecnologica, non ci sono stati molti cambiamenti rispetto al passato. La cultura gastronomica è una eredità da tramandare, con tutti i significati di civiltà che essa racchiude. I dolci, infatti, non hanno frontiere e attraverso la loro storia è possibile ripercorrere la storia dell'Europa. Un esempio emblematico è quello dello strudel. Nato a Bisanzio con il nome di "baklava", si è diffuso in tutto il Medio Oriente, trovando in Turchia la sua terra d'elezione. Seguendo le conquiste dei Turchi, il dolce è arrivato prima nella penisola balcanica e nel 1547 in Ungheria dove cambiò nome e composizione, venendo identificato come "strudel". Nell'impero austro-ungarico il dolce divenne tra i più diffusi e dopo il Congresso di Vienna del 1815 entrò alla grande anche nella tradizione gastronomica delle Tre Venezie. Ma non è stato un caso isolato perché la Repubblica di Venezia ha sempre avuto l'accortezza di portare a casa tutto ciò che di buono ha trovato nella sua espansione e nei suoi contatti commerciali. L'ultimo dolce nato nel Veneto è il Pandoro (1892). Ma ogni area geografica ha una sua identità, dietro a cui c'è la grande capacità creativa dei Veneti. |