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CHIESA VIVA on line 01/2003
L'ANNUNCIAZIONE DEI SEMINARISTI DI PRIMA MEDIA
L'annunciazione
L'Immacolata è la Patrona nostra specialissima. Ci sorprende, da sempre, perch'è la Festa della Grande Famiglia del Seminario, Festa d'ogni Famiglia dei nostri cari e cari Seminaristi. Da qualche anno, poi, il cuore più profondo della Solennità è l'Accoglienza dei ragazzi nostri di prima media ed il Saluto per altri ancora, ma questi sempre pochi. Si sono preparati questi Amici più Piccoli, con due ritiri e gran trepidazione per l'accoglienza. Hanno manifestato, con una propria lettera al Rettore, la decisione di fare parte del Seminario. E vogliono impegnarsi nella preghiera alta e nella larga vita comunitaria, nello studio profondo. Tutto questo per crescere in uomini e cristiani, ascoltando il Signore che mostra, adagio, cosa vorrà da loro. Il momento più ricco d'emozione, ci confessano alcuni, è stato quando, "all'udire il mio Nome, ho detto ad alta voce quell'eccomi, cioè mi voglio tutto quanto fedele a te, Signore. Quale sera fantastica è stata questa dell'ammissione mia!". Quindi il momento dei Genitori. Con attenzione intensa hanno ascoltato questa chiamata tutta particolare del proprio figlio da parte del Signore. Vogliono assecondarne l'azione misteriosa. Palpitanti accompagnano i primi passi qui; si fanno carico di secondarne la lunga ed ardua buona volontà. E provano non so che santo orgoglio.
Manifestano anche la fiducia assoluta, la collaborazione coi tanti Educatori, che, in cuore e mente, giorno e notte si dedicano, per mesi ed anni. Chiedono al Vescovo, l'Apostolo di questa nostra Chiesa, che benedica l'entusiasmo dei figli ed il proprio gioioso sacrificio. Sono sicuri che il Padre Dio gradisce la loro prima offerta, che abbonda e sovrabbonda e che strabocca. Ma per tutti i Diciotto è il Vescovo che affascina di più, nei Vespri solennissimi e nella Processione Luminosa. E così ce lo narrano, tra fola e fiaba. "Me lo aspettavo serio e magari severo addirittura. E invece . che umorista nel leggere e correggere le nostre lettere! Battute spiritose e guizzi d'ironia. Risate d'euforia per tutti quanti, anche pei genitori. E questo, nonostante la sua vecchiaia e la flebite, che lo tormenta in giù, ed anche in su piuttosto malandato. A me pareva che la sua predica risuonasse di tanta simpatia. E, quando poi la mano mi ha stretto di persona, ha smorzato ogni mia preoccupazione. Oh mi sono sentito molto bene, tanto felice!".
Ho "intervistato" pure gli amici di seconda e terza media. Sentite che calore, che consapevolezza . "Il volto attento e sorridente dei compagni di prima mi ha messo tanta gioia, perché son parte di questa nostra Comunità stupenda del Seminario. E anche le finestre illuminate, a centinaia, mi han dato l'impressione della Gran Casa che è accogliente e nostra.. Avere nuovi amici coi quali condividere preghiera, studio e gioco. Stasera noi "più vecchi" rinnoviamo a questi ultimi il nostro benvenuto e l'accoglienza. Promettiamo l'esempio ed ogni aiuto, in cortesia di cuore.
Capisco sempre più che il Seminario è bello e voglio raccontarlo a chi conosco, quando ritorno a casa, a fine settimana. Adesso mi stupisco, quando mi chiedono: "Ma come fai a vivere in Seminario?". Non comprendono proprio che il Seminario è un'esperienza mistica: stare in silenzio, per ascoltarlo, che, di lume in lume, ti fa brillare la Vocazione, e che con me cammina passo passo". E quale incanto la Processione con le candele! Lungo i chiostri con i lumini di colori molti. Riflessi d'ombre e di penombre sulle pareti, disegni vaghi per i nostri volti. E, sopra, l'alta notte, incavata d'un tremulo stellare. Le tenebre son vinte dalla luce ed il calore fa che dilegui il freddo. La statua della Vergine portata dai più grandi. Noi che le andiamo dietro litaniando: siamo un Fiume d'Avvento, tesi al Nato. Infine il Vescovo consegna ai Nuovi Accolti l'Icona della Madre. Si sentono commossi. Ciascuno impressionato ad udir le parole: "Abbine cura!".
Ed uno dei più piccoli mi confida, salendo a riposare: "Ho capito che Lei non è tanto un'immagine quanto la Madre che mi Abita nel Cuore", Il Piccolo Annunciato ha fatto per davvero un'esperienza analoga a quella di Maria. Stasera è come non temesse più. Sente che pure a lui l'Angelo dice: "Godi, fanciullo mio, sii felice, perché Dio stesso ti è dentro il cuore. E andrai e vai a dire questa Novella Nascita". E si finisce con una cena buona e gustosa, intima e popolata. Ciascuno dei Novelli è accompagnato da una tribù gioiosa: e nonni e genitori e immancabili zie, sorelle e fratellini. Si mangia e corre e canta. Ci si guarda in silenzio, separandosi pieni d'intenzioni.
Ma un piccolo non vuole proprio andarsene. S'impunta. Mi dichiara, sicuro, nome, cognome, età e che vuole restare in Seminario. Per sempre. Tace. E sette lagrimoni gli discendono, più luminosi delle Sette Pleiadi 8 dicembre 2002, Giovanni Costantini.

13/01/2003

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