| "È la letteratura del dolore, con una partecipazione sincera alle vicende del soldato semplice, la cui dignità ed intimità sono tutelate sino alla fine. Il 9 novembre proporremo una lettura diversa del testo, con una particolare attenzione ai momenti che possono favorire il coinvolgimento delle nuove generazioni. Come, ad esempio, accadrà con la partecipazione del giovane e talentuoso regista Anderloni". Intenso e ricco di personaggi significativi il programma della giornata: dopo il saluto del sindaco Gianfranco Signorin, previsto per le 9.30, interviene Spiro Dalla Porta Xidias, presidente nazionale dell'Associazione Italiana Scrittori di Montagna. A seguire, la vedova Luisa Bedeschi, che racconta "Gli anni dell'attesa", Cesare Lavizzari, avvocato per l'Associazione Nazionale Alpini e Gianni Periz per l'Ana di Vicenza. Nel pomeriggio, alle 14.00, il convegno riprende con il contributo del giornalista Giovanni Lugaresi ed i "Canti della memoria" di Bepi De Marzi. Chiuderanno la giornata il regista Alessandro Anderloni con i suoi "Dialoghi" e le riflessioni del fratello dello scrittore, Giuseppe Bedeschi. Seguirà una visita al cantiere della nuova biblioteca di piazza Marconi, intitolata a Giulio Bedeschi, che ospiterà un busto realizzato dalla nipote Manuela. Giulio Bedeschi (Arzignano, 1915 - Verona, 1990), ufficiale medico nell'Armir, fu testimone diretto della tragedia che colpì gli italiani nel gelo della pianura russa. Tra le opere che lo hanno reso famoso: Il peso dello zaino, La rivolta di Abele, Gli italiani in Russia, Nikolajewka: c'ero anch'io, Fronte greco-albanese: c'ero anch'io, Fronte d'Africa: c'ero anch'io, Fronte russo: c'ero anch'io, Il corpo d'armata alpino sul fronte russo. Proprio in questi giorni la casa editrice Mursia pubblica una nuova edizione del volume comprendente Centomila gavette di ghiaccio e Il peso dello zaino. Centomila gavette di ghiaccio "In questa storia la guerra è vista, per così dire dalla parte dei morti, che non hanno conti da rendere e posizioni da sostenere; perciò il libro, per quanto possibile, non rispecchia passioni o impegni contingenti: il suo significato prorompe direttamente dai fatti vissuti e narrati". Partendo dalla propria esperienza personale e raccontando la partecipazione della divisione alpina Julia alla seconda guerra mondiale - dalla campagna d'Albania alla ritirata di Russia - l'autore costruisce un'opera narrativa di straordinario valore, che esalta il senso della dignità dell'uomo nonostante la tragedia della guerra. Nel 1964 il libro ottiene il prestigioso Premio Bancarella. |