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Due passi indietro
di Adalberto Scemma
Due tiri in porta in tutta la partita: prima De Martin, traversa centrata in pieno, poi Moscardi, in un disperato arrembaggio finale. Questo per dire quanto il Vicenza di oggi sia condizionato dai limiti di una fase offensiva senza sbocchi apparenti. Problemi di finalizzazione legati a una manovra troppo elaborata, verrebbe da dire. Può essere, ma non sembra certo questo il caso del Vicenza, votato invece -nei limiti del possibile- a una sorta di verticalizzazione anche troppo scandita. Quale spiegazione, dunque ? Beppe Iachini lo ha lasciato intendere in tempi non sospetti e l'ha ribadito dopo il desolante pareggio interno con il Genoa: problemi legati a una personalità ancora in formazione. Di fronte a personaggi di grande carisma (vedi Aldair) e di altrettanto rilevante spessore tecnico i ragazzi del Vicenza vanno in fibrillazione, evitano di battere l'unica strada che ai giovani può essere consentita senza il beneficio dell'inventario: la strada dell'improvvisazione e quindi della spregiudicatezza, del coraggio.
Un momento di esultanza biancorossa

Fragilità psicologica e tendenza a evitare l'impatto diretto con l'avversario: è questa la fotografia del Vicenza di oggi, e l'immagine che ne sortisce non offre spazio, per ora, all'ottimismo. E' difficile la crescita, infatti, se non ci si confronta e, soprattutto, se non si ha la forza di commettere errori (e di correggerli). Un tema questo sul quale Iachini è spesso intervenuto con energia e che non sembra tuttavia essere stato recepito con la dovuta sensibilità.

Dal punto di vista tecnico-tattico il risultato è intuibile: presa dal timor panico, la squadra arretra il proprio baricentro e finisce inesorabilmente per consegnare le redini del gioco all'avversario. E' accaduto in avvio di campionato, in una fase certo sfavorevole, ma l'errore si è ripetuto proprio contro il Genoa in un crescendo di complicazioni. Un atteggiamento che ha finito per condizionare, fino a rischiare di travolgerli, anche gli elementi sulla carta più scafati, da Jeda a Faisca: il primo troppo solo nella gestione della fase offensiva, il secondo insolitamente bloccato nella propria area e latore comunque di un gioco molto più statico (e quindi privo di brillantezza) rispetto al passato.


13/11/2003

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