| Spiritualità è docilità a lasciarsi condurre dallo Spirito, ma lo Spirito conduce dentro la "verità" di Gesù (Gv 14,26). Lo Spirito ha un compito preciso: mantenere viva la memoria di Gesù, renderla presente e personale, contemporanea. Deve trattarsi di una contemporaneità che non sminuisce i tratti di Gesù, i tratti storici della sua persona, delle parole che ha detto e della vita che ha fatto. Al contrario lo Spirito rende quei tratti vivi, più chiari, più luminosi.Così la spiritualità cristiana non può essere che 'evangelica'. Il pericolo è che la spiritualità resti muta, anche se piena di molte pratiche e parole, se non si muove all'interno di alcune irrinunciabili qualità evangeliche: la relazione con Dio e di fronte al mondo.Spiritualità è passione per la ricerca di Dio, Gesù ha rinnovato il modo di cercare Dio, di riconoscere il suo primato, di comprendere la radicalità delle sue esigenze, di vivere la dedizione verso l'uomo.Gesù ha vissuto una vita tutta raccolta nella tensione verso il Padre e nella dedizione verso gli uomini. Così deve essere ogni vera spiritualità. Bisogna però comprendere bene il rapporto fra le due direzioni: verso il Padre e verso gli uomini. Se si vuole parlare di un 'prima' e di un 'dopo', non c'è dubbio che 'prima' è l'appartenenza totale al Padre e 'poi' la missione tra gli uomini. Non quindi prima la missione e poi - per svolgerla bene - il pensiero a Dio. Ma prima la ricerca appassionata di Dio e poi, da questa, la missione. E' nella comunione con Dio che si trova la radice e al tempo stesso si scoprono le caratteristiche della missione, che altro non è se non il desiderio di rivelare a tutti il volto di Dio.Questo schema del prima e del dopo non consente però di comprendere pienamente la novità della spiritualità evangelica. La dedizione agli uomini non è la conseguenza della comunione con Dio, bensì la sua 'trasparenza', la forma vera in cui essa si visibilizza e si fa concreta. Spiritualità è farsi segno visibile a tutti dell'amore di Dio per l'uomo, non semplicemente nostra risposta al suo amore. L'apertura evangelica all'uomo deve mostrare almeno tre qualità, se vuole essere trasparenza di come Dio ama e guarda l'uomo: l'universalità, la concretezza e la gratuità. Siamo così di fronte a un capovolgimento di orizzonte. Radice e misura del radicalismo evangelico, della spiritualità evangelica, è la Croce di Gesù, vista però, anzitutto, come l'icona di un Dio che dona se stesso all'uomo. Qui sta la novità e l'originalità della spiritualità evangelica, il proprium che qualifica ogni forma di vera spiritualità. Spirituale è per il Vangelo un'esistenza che si fa segno dell'amore di Dio per l'uomo, ogni uomo.Segno sono le 'opere' che lasciano trasparire il volto del Padre: "Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli" (Mt 5,16). Così è stata l'esistenza di Gesù: in ogni gesto e in ogni parola Egli ha lasciato trasparire il Padre.Se l'evento di Gesù è la rivelazione di come Dio si pone davanti all'uomo (e non soltanto di come l'uomo deve porsi davanti a Dio), allora anche la spiritualità della vita cristiana deve essere il segno non soltanto della risposta coraggiosa e totale dell'uomo a Dio, ma il segno di come Dio guarda e ama il mondo.B.M. | |