| Questi dati sono emersi con chiarezza alla tavola rotonda organizzata dall'Associazione industriali di Vicenza nella sede di Confindustria all'Eur di Roma, dove il sociologo Daniele Marini, direttore della Fondazione Nord Est, ha presentato i risultati dell'interessante sondaggio svolto su un campione di 500 aziende manifatturiere vicentine. Si tratta della prima ricerca di questo genere, un fiore all'occhiello per la città di Vicenza e per la sua economia. La sintesi del lavoro eseguito tra gli imprenditori vicentini è che per non essere battuti bisogna portare in Cina strategie e concorrenza aggressiva attraverso una strategia di squadra con le associazioni di categoria e la politica in prima fila. All'Associazione industriali gli iscritti chiedono di assumere un ruolo forte nel sostenere gli operatori economici sul mercato cinese. Non stupisce che un'azienda vicentina su tre ha rapporti con Pechino, anche se si avverte la necessità di regole commerciali condivise. Questi cinesi, lo sappiamo bene, copiano i brevetti che è un piacere. Sono un problema. Allora, come spiega il 54 degli imprenditori intervistati, tanto vale insistere sulla competizione. Solo due su dieci ribattono che bisogna innalzare barriere doganali. Per capire i motivi miracolo cinese e perché questo mercato è al primo posto nella lista tra quelli sui quali gli industriali puntano per il futuro, bastano poche cifre: 400 milioni di cinesi hanno un reddito equivalente a quello medio-basso europeo, ma di questi la metà, cioè 200 milioni, è benestante. Si comprendono dunque le opportunità che si possono cogliere in Asia, tenuto conto che agli attuali tassi di sviluppo la tigre cinese nel giro di mezzo secolo avrà superato e staccato gli Stati Uniti. |