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Schio in mostra
Mostra fotografica di Alfonso Amendola allestita a palazzo Fogazzaro fino al 28 dicembre
"Questa mostra fotografica ha senza dubbio un doppio valore: da un lato di appartenere un po' anche a tutti gli scledensi, che in essa si possono ritrovare, dall'altro per il contenuto artistico delle immagini caratterizzate da un'alta qualità e da una nuova freschezza decisamente non comune per quei tempi". Con queste parole Flavio Bonato, assessore alla cultura, ha presentato la mostra fotografica di Alfonso Amendola. Le Barchesse di palazzo Fogazzaro sono nuovamente sede di iniziative culturali promosse con la collaborazione dell'amministrazione comunale scledense. Ospiti, nel mese di dicembre, settanta fotografie di Alfonso Amendola, che ritraggono la Schio degli anni 1952-1962, riprodotte in formato 30x30 cm dal professor Giancarlo Torresani del Circolo Fotografico scledense.
Schio, com'eravamo...
Schio 1952 - 1962: gli anni del cambiamento è il risultato di un'attenta selezione di negativi 6x6 cm in bianconero, da un archivio di circa duecento foto, che ben si presta a proporre una parentesi storica della Schio a cavallo degli anni cinquanta. Settanta foto "documento" in grado di trasmettere a chi le guarda una conoscenza diretta, un'idea personale e una testimonianza della realtà di quegli anni. La mostra è proposta al pubblico in quattro sezioni: "La città", "Il lavoro", "La campagna" e "Il divertimento".
Schio, foto d'epoca

Nel decennio che va dalla fine degli anni quaranta all'inizio degli anni sessanta, ovvero nell'immediato dopoguerra, si è assistito a Schio (come nella maggior parte delle cittadine italiane) a un processo di cambiamento radicale che ha definitivamente segnato la fine di un'epoca: il passaggio dalla cultura contadina, legata alla terra e alle tradizioni, a una cultura moderna che abbandona il proprio passato. Attraverso gli scatti di Alfonso Amendola, Schio acquisisce una testimonianza incancellabile di alcuni dei più importanti esempi del passaggio vissuto dalla città nel decennio del cambiamento epocale.

La costruzione del primo edificio in piazza Rossi; operai al lavoro alla calcara di Magrè; i colori del mercato in piazza Statuto; i lavatoi pubblici; il ponte di ferro; le donne in bicicletta; i contadini al lavoro nei campi; la pesca sul torrente Leogra; il ritorno in città del moto raduno del Pasubio; l'arrivo delle giostre: questi sono solo alcuni esempi di scorci della città del passato che sarà possibile imparare a conoscere grazie agli scatti del fotografo. La mostra, allestita alle Barchesse di palazzo Fogazzaro, sarà aperta il sabato e la domenica fino al 28 dicembre nei seguenti orari: al mattino dalle ore 10 alle 12 e il pomeriggio dalle ore 16 alle 19. L'ingresso è libero.

Alfonso Amendola, nato nel 1926, era un uomo schivo ed orgoglioso. Impiegato per circa quarant'anni alla Lanerossi, nel 1989 scomparve in un incidente durante un'escursione in montagna. Tra le sue passioni, oltre alla fotografia, gli scacchi, la fantascienza e la montagna. Le settanta foto, esposte in mostra oggi, fanno parte della sua collezione privata di oltre mille fotografie, di cui duecento riguardanti Schio, scattate, tra la fine degli anni quaranta e l'inizio degli anni sessanta, con una macchinetta particolare, una Rolleycord 6X6. Amendola, in particolare, era un'autodidatta: sviluppava da solo le proprie foto con l'ausilio di un ingranditore costruito con le proprie mani.


23/12/2003

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