| Nel ricco panorama delle iniziative promosse dal Comune di Vicenza per il periodo natalizio, non manca anche quest'anno il tradizionale concerto dell'Orchestra del Teatro Olimpico. Domenica 21, alle 21, la Chiesa dei SS. Felice e Fortunato ospita infatti l'orchestra cittadina, diretta da Giancarlo De Lorenzo, e il Coro La Stagione Armonica, istruito da Sergio Balestracci; in programma la Missa Cellensis per soli, coro e orchestra di Franz Joseph Haydn, presentata nei giorni scorsi con successo nella storica Basilica milanese di S. Ambrogio. La serata è a ingresso libero. | |
| Haydn affrontò il genere della messa fin dal 1749-50, gli anni della giovanile Missa brevis in fa maggiore, e vi si dedicò regolarmente dal 1766. Se per le composizioni brevi il modello adottato è quello austriaco (con organico strumentale di pochi archi e organo, caratterizzato dal gioco alterno delle voci e del coro all'interno di ogni singolo brano), per le grandi messe ed è il caso anche della Cellensis egli si rifà alla cosiddetta messa napoletana in forma di cantata, uno stile teatrale fatto di arie fiorite, cori elaborati e larghi ritornelli orchestrali. Grazie all'apporto timbrico di trombe e timpani (e pure alla peculiarità armonica data dalla tonalità di do maggiore), la Missa Cellensis - che deve il proprio nome al santuario austriaco di Mariazell, luogo di culto e di pellegrinaggio della comunità cattolica - presenta caratteri di particolare brillantezza. Al Largo iniziale succede il Kyrie, diviso in tre parti: l'Allegro, dalla notevole forza, con i violini in possente evidenza; l'Allegretto, in cui si alternano assoli del tenore e inserti corali; quindi un Vivace che si estrinseca in una fuga, impiegata da Haydn per aumentare la tensione interna della composizione. La parte più lunga e più significativa è il Credo, dalla struttura assai composita. È suddiviso in tre sezioni (veloce lento veloce) e dominato da uno spiccato descrittivismo, particolarmente evidente nel "Descendit de Coelis". Le tre parti del Credo sono collegate dalla ripetizione del verso "Credo in unum deum" dapprima da parte del coro, quindi dal soprano. Le ultime due presentano una struttura bipartita dove il Largo, interpretato dal tenore, è composto da "Et incarnatus", in do minore, e da "Crucifixus", in fa minore per contralto e basso. La parte finale è caratterizzata da motivi ascendenti e da una fuga di grande potenza e maestosità. Come detto, a fianco dell'Orchestra del Teatro Olimpico, la cui attività è ben nota al pubblico vicentino, vi sarà il Coro La Stagione Armonica, fondato nel 1991 dai madrigalisti del Centro di Musica Antica di Padova e specializzato nel repertorio rinascimentale e barocco. La formazione corale ha lavorato con personalità quali Nigel Rogers, Jordi Savall, Peter Maag, Gianandrea Gavazzeni, Gustav Leonhardt, nonché al fianco di diverse orchestre e importanti gruppi strumentali. Ne è direttore artistico Sergio Balestracci, recentemente apprezzato alla conduzione dell'Orchestra di Vicenza nello spettacolo Intorno a Pygmalion, proposto lo scorso settembre nell'ambito del 56° Ciclo di Spettacoli Classici al Teatro Olimpico. |