| Vicenza città modello per le politiche che riguardano la disabilità. A Villa Cordellina di Montecchio Maggiore, l'Ammnistrazione Provinciale, l'Unione tra i comuni e il coordinamento provinciale delle Associazioni di volontariato hanno sottoscritto nei giorni scorsi un patto di azione molto importante e unico in Italia. Si tratta del Patto di cittadinanza attiva, a tutela dei diritti delle persone con disabilità intellettiva, relazionale, fisica e sensoriale, punta a mettere innanzitutto al centro la persona come tale. | |
| Su questo punto tutti concordi gli amministratori e le autorità presenti alla firma: dalla presidente della Provincia Manuela Dal Lago, a don Giovanni Sandonà, direttore della Caritas vicentina che ha letto un messaggio del nuovo Vescovo di Vicenza, Mons. Cesare Nosiglia, a Gianfranco Signorin, presidente dell'Unione dei Comuni, il quale ha sottolineato che con la stipula di questo Patto si passa dalle parole ai fatti concreti. Ed è proprio Signorin ad ammonire colleghi sindaci e cittadini: "Superare le barriere che la società mette a difesa della sua normalità non è cosa facile. Le barriere architettoniche un po' alla volta le toglieremo, quelle psicologiche saranno più difficili da eliminare". Le cifre: 1 cittadino su 10 soffre di disabilità e incontra ostacoli nel trovare e conservare il lavoro, nell'uso dei servizi, nel diritto allo studio, nell'accesso agli edifici. La disabilità non ha età, può essere anche temporanea. Non si può considerare l'handicap solo come un fenomeno patologico con risvolti economici. Come sottolineato nella lettera del Vescovo, si deve vedere la persona "che vale per se stessa prima che per quello che può offrire". Il Patto mette appunto al centro la persona. Salvatore Nocera, vicepresidente nazionale della Federazione Italiana Superamento dell'Handicap, ha avuto parole di elogio per l'iniziativa vicentina che dà un "segnale preciso di volontà e di concretezza". Il Patto tra le istituzioni e le Associazioni prevede l'impegno di proseguire negli interventi a favore delle persone disabili e delle loro famiglie, per realizzare concretamente il fondamentale principio della sussidiarietà orizzontale, come previsto dalla legge di riforma dell'assistenza, numero 328 del 2000, nelle politiche per l'infanzia, l'adolescenza e la famiglia, nelle politiche dell'istruzione, nelle politiche del lavoro, nelle politiche urbanistiche e del territorio, nelle politiche dello sport, del tempo libero e della cultura. |