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CHIESA VIVA on line 02/2003
P. Gigi Muraro di Montecchio Maggiore ci racconta la sua visita ad una tribù di Indios dell'Amazzonia
Una Messa imprevista Da tempo alimentavo il desiderio di visitare una tribù di indios che non fosse contaminata dal virus dei civilizzati (il consumismo, in primo luogo). Un mio primo tentativo per arrivare al villaggio dei Xikrim di Bacajà (affluente dello Xingù) fallì per mancanza di strada. Ritentai, tre mesi dopo, con successo, grazie all'aiuto che mi fu offerto da un "madereiro" (trafficante di alberi pregiati). Al mio arrivo fui sommerso da una marea di bambini, soprattutto, allegri e curiosi: il 60% della popolazione! Il nostro dialogo avvenne a base di sorrisi, perché la barriera della lingua è insormontabile.
La tribù è povera, le capanne fatiscenti, ma l'assistenza sanitaria, la scuola e la logistica, gestite dalla FUNAI, sono buone: senza dubbio superiori a quella che i bianchi hanno nelle periferie delle città. Parecchi adulti conoscono la lingua brasiliana e così fu possibile intavolare qualche conversazione. Quello che più attrasse la mia attenzione fu il cimitero locale, un capannone abbastanza vicino alle abitazioni. I morti non sono seppelliti, ma la bara è coperta con tela di plastica, sopra la quale è gettato un piccolo strato di terra. Sul tumulo sono collocati tutti gli oggetti usati dal defunto, vestiti compresi.
Da qualche giorno era morto un bambino, di epatite, e l'infermiera non si dava pace, forse perché non aveva chiesto l'immediato trasferimento - via aereo - per un ospedale, come è la prassi per i casi gravi.
La buona donna mi chiese una Messa, per mettersi in pace e ottenere la protezione di Dio sul villaggio. Risposi che gli indios erano pagani (solo qualcuno è cristiano o protestante) e, peggio ancora, non sanno niente di liturgia e della nostra lingua. Poiché insisteva, presentai la richiesta al capo della tribù, che riunì il Consiglio per discutere il problema. Due ore dopo di confabulazione, niente! Allora andai io stesso al luogo della riunione e spiegai che l'infermiera si contentava che la Messa fosse celebrata nella propria casa. Il Consiglio allora approvò, non solo, ma propose di partecipare al completo. Vennero pure molti bambini. Tutti assistettero in silenzio e con rispetto.
Da parte mia diedi qualche forbiciata al testo liturgico, tradussi in parole semplici i concetti astratti (incomprensibili per gli indios) e diedi enfasi ai gesti. Alcune donne della mia spedizione accompagnarono con i canti che riuscirono graditi.
La pia infermiera restò soddisfatta, ed io, personalmente, credo che la grazia del Signore Gesù sia scesa in abbondanza su quei fedeli eccezionali. Non mi rimane che attenderne i frutti.P. Gigi Muraro

01/02/2003

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