www.missioni.vicenza.com  
powered by vicenza.com registrati scrivici cerca / search forum cartoline / e-cards
                      VICENZA NEWS MAGAZINE: le notizie in un click!
Informazione pubblicitaria
 
Altre notizie a tema
Spiritualità dell’Avvento
Quanti sono i preti della Diocesi
E' possibile il dialogo con l'Islam?
Una unità pastorale per la missione
Dalle Missioni: una prima Cappella
La Cresima ha il sapore missionario
1 Gennaio 2005: 38^ giornata mondiale per la pace
Anno dell’Eucaristia: che cosa fare?
Fiori di Bontà
Muovimento giovanile missionario
Un vecchio giovanissimo
editoriale
APERTO L’ANNO DELL’EUCARISTIA
NUOVO IMPEGNO PER LE PARROCCHIE
Testimonianze


Argomenti collegati
CHIESA VIVA on line 02/2003
Africa: Transizione e identità

Posso dire che l'Africa che ho visto più di 30 anni fa, come missionario ricercatore in Mozambico, non esiste più. Hanno buon gioco quelli che dicono che le mie raccolte di "usi e costumi" sono un vecchio solaio dove si relegano i mobili del passato che potranno essere venduti all'antiquario.
Difatti si assiste ad un processo di omologazione culturale occidentalizzante che, oltre all'immagine folklorica dell'Africa, fa scomparire ed evaporare anche le antiche solidarietà familiari, claniche e tribali. In ogni lato si diffondono modelli omogenei di vita; la comunicazione e la tecnologia offrono sempre maggiori opportunità; il villaggio cede alla città: nei gusti, nella moda, nei modelli di vita.
Dopo tante vicissitudini sociali e politiche si può veramente concludere che chi ha vinto è il mercato. Da me, fino a una decina di anni fa esisteva solo una ristretta classe di commercianti (stranieri) che agivano in strutture e spazi riconosciuti dal territorio. Oggi è scoppiato il mercato cosiddetto "informale", il che vuol dire che in ogni cantuccio, lungo le strade, nei crocicchi e nei luoghi più remoti, ci sono dei rivenditori improvvisati o organizzati che offrono un po' di sale, sapone e un po' di tutto.
Specialmente i giovani pensano che, in mancanza di altro, questo sia il cammino per migliorare le condizioni della loro vita.

Un'Africa duttile ed imitativa
E' vero, i segni della transizione rapida dalla tradizione alla modernità sono uno dei dati che più saltano agli occhi e che possono essere facilmente ricondotti sotto il denominatore comune della "globalizzazione". Ma non bisogna lasciarsi ingannare dalle apparenze. L'Africa (mi riferisco in particolare all'Africa sub-sahariana) dà l'impressione di essere estremamente duttile e imitativa. E lo è di fato.
Per quanto si parli di lei c'è sempre qualcosa che sfugge, qualcosa di sgusciante e proteiforme: di lei si può dire tutto e il contrario di tutto. Chi opina su di lei lo deve fare con cautela ben sapendo che sin dal suo inizio il discorso può diventare facilmente conflittuale. Quindi, con apparente facilità, l'africano indossa tutto quello che gli capita sotto.
E direi che questo è successo anche con il cristianesimo: Cristo è stato accolto con relativa facilità. In ciò possiamo vedere un segno provvidenziale, perché dimostra che erano già preparati a riceverlo; però altri dicono che ciò che è avvenuto in Africa è una conversione culturale: la gente si è convertita alla "cultura cristiana" (Bernardo Bernardi).

Un'Africa viva
Insomma, nonostante tutta la globalizzazione imperante e il mimetismo, l'Africa è ancora ben viva e gli antichi modelli restano tuttora indicativi. Per esempio, le innovazioni coloniali non hanno alterato il valore della parentela in quanto tale non hanno alterato il valore politico delle società acefale, fondate sulla parentela. Le antiche funzioni e istituzioni costituiscono ancora il substrato ideologico e culturale. Chi se ne intende detesta facilmente le sembianze della tradizione sotto la scorza della modernità.
Del resto, è quello che succede con le persone: ognuno di noi è chiamato a evolvere e a crescere continuamente, perché è legge di vita; cambiamo, ma non per questo perdiamo la nostra antica identità. Oggigiorno noi constatiamo un fenomeno strano; da una parte vediamo che cadono molte frontiere (siamo cittadini del mondo), dall'altra, paradossalmente, questa crescente globalizzazione provoca la tendenza opposta: per paura di perdersi nella grigia omologazione, rinasce la voglia di riscoprire le proprie radici, riaffermare la propria particolarità. Il contrasto di oggi non è più tra est e ovest ma tra particolare e universale, tra noi e loro (gli altri), e il fenomeno del fondamentalismo si colloca nella intersecazione di questi due poli.

Verso una sintesi superiore
Allora, per concludere, è meglio dire che l'Africa è sottoposta a uno stress severo e che attualmente essa vive in una situazione ambigua, liminale. E' l'ambiguità del passaggio. Molti dicono che i dolori attuali sono dolori di morte ("L'Africa sta morendo"), altri preferiscono dire che sono i dolori del parto (sta per nascere un'Africa nuova). Certo, il futuro dell'Africa non sarà africano, perché il cambiamento è evidente, ma non sarà nemmeno occidentale. Sarà piuttosto una sintesi superiore tra i due, qualcosa di inedito, nonostante l'apparente omologazione.

p. Elia Ciscato


01/02/2003

Stampa pagina / Print page Invia pagina / Send page

Altre notizie
economia e lavoro | eventi e manifestazioni | pubblica utilità | spettacoli e società | Vip | Vicenza calcio
sport vicentino | enogastronomia | arte e cultura | salute e benessere
Rubriche
LIBRI   A cura di Alessandro Scandale
CALCIO   L'opinione di Adalberto Scemma
CINEMA   A cura di Alessandro Scandale
ARCHIVIO NEWS   L'archivio del nostro NewsMagazine