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I tranelli della Lega
di Adalberto Scemma
Serie A a 18 squadre e serie B divisa in due gironi da 12 squadre ciascuno. La Lega ha spostato a giugno ogni decisione sul blocco delle retrocessioni ma ha già scelto la struttura da dare in futuro al campionato cadetto. Una struttura che trova ampio riscontro in quanto andiamo ipotizzando da sei anni a questa parte dopo l'ormai famoso vertice di Leicester '97. Come si ricorda, la proposta scaturita dal G 14 (il Superclub cui aderiscono le grandi del calcio europeo) era relativa a un campionato europeo "blindato", riservato in esclusiva a partire dal 2006 a squadre in grado di esibire titoli sportivi e di fornire adeguate garanzie di carattere economico. In linea di massima questa Serie A/1 continentale avrebbe potuto allineare -secondo il progetto iniziale- tre squadre italiane (Juventus, Milan, Inter), tre inglesi (Manchester, Liverpool, Arsenal), tre spagnole (Real Madrid, Barcellona, Valencia), due tedesche (Bayern, Borussia), due francesi (Paris St. Germain, Monaco), una olandese (Ajax), una turca (Galatasaray), una greca (Panathinaikos), con l'aggiunta di due formazioni scelte tra quelle dell'Est europeo.
Un momento di esultanza biancorossa

In totale, dunque, diciotto squadre di vertice più altre ventiquattro squadre di seconda schiera divise in due gironi da 12 per una sorta di A/2 (tra le italiane Roma, Lazio, Parma). Come si può verificare, e come da tanto tempo andiamo ipotizzando, il progetto è sostanzialmente analogo nella struttura a quello che la Lega ha presentato nei giorni scorsi per la nostra serie B (futura serie A/2, sembra di capire). Il tutto verrebbe poi replicato presumibilmente anche negli altri paesi secondo parametri che dovranno tenere conto dei risultati sportivi, come si diceva, ma anche del censo.

Le vere ragioni ? Cinque squadre del Sud (Salernitana, Bari, Napoli, Cosenza e Catania) agli ultimi cinque posti della classifica: basta questa considerazione a far capire che la proposta della Lega è destinata prima di tutto a salvare dal baratro società con un bacino di utenza ricchissimo, con decine di migliaia di tifosi presenti sugli spalti e altrettanti interessati alla pay-tv. Perché proprio questo è il grande equivoco sul quale la Lega non ha fatto chiarezza: nulla vieta di pensare infatti che lo slittamento di ogni decisione dopo il 7 giugno sia determinato dalla necessità di verificare l'esito della classifica del campionato di B con relative retrocessioni. In questo caso il "blocco" ipotizzato nel progetto iniziale potrebbe scattare sin da questa stagione anche a costo di contrastare con l'etica sportiva.

Le grandi della cadetteria non hanno mancato di manifestare per bocca dei propri dirigenti serie preoccupazioni. E il dubbio riguarda in definitiva proprio la regolarità del campionato anche per quanto concerne la lotta-promozione. Perché nel momento stesso in cui la proposta dovesse concretizzarsi scatterebbe quasi immediatamente quella sorta di mercato sotterraneo che nelle ultime giornate della serie B è da tempo invalso nell'uso. Nulla vieta di pensare insomma che squadre già fuori dalla mischia per quanto riguarda le prime quattro poltrone -una volta verificato il blocco delle retrocessioni- possano in qualche modo rendersi disponibili a qualsiasi tipo di gioco (quello a tavolino, non quello perfezionato sul campo). Il tutto a danno evidente delle società meno ricche e quindi meno disposte ad allargare i cordoni della borsa per gestire il giro delle alleanze.

In seno al Vicenza, naturalmente, nessuno ha avanzato questo tipo di ipotesi. Resta inalienabile tuttavia questa sorta di ombra sulla regolarità del campionato, con ripercussioni evidenti sotto il profilo psicologico. Lo stesso Rinaldo Sagramola è stato a questo proposito molto chiaro: "Qualora si ritenesse necessario procedere al blocco delle retrocessioni dalla B alla C, credo che sarebbe indispensabile intervenire con qualsiasi mezzo per salvaguardare i diritti sportivi acquisiti sul campo".


27/02/2003

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