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Rapporto Apindustria
Il clima di incertezza si protrarrà ancora fino all'estate
"L'incertezza regna su tutti i fronti, da quello bellico, a quello economico e politico, sia nazionale che internazionale. In questo contesto, l'economia vicentina inizia ad avere il fiato corto e si fanno sentire in modo pesante l'assenza di una vera politica industriale e infrastrutturale". Questo il commento di Fiorenzo Sbabo, presidente di Apindustria Vicenza , alla luce dei risultati emersi dalla consueta indagine congiunturale condotta dall'Ufficio Studi dell'associazione,su un campione di 195 piccole e medie imprese beriche a consuntivo del secondo semestre 2002 e contenente le previsioni per la prima metà del 2003. "Dobbiamo fare i conti con la realtà -prosegue Sbabo - il mercato interno degli Stati Uniti non è ancora ripartito, il dollaro resta più basso dell'euro, i Paesi europei sono incapaci di assumere un ruolo di traino dell'economia mondiale. L'Italia vive questa condizione, già di per sè non facile, con maggiore criticità, poiché non riesce ad affrontare il processo di ristrutturazione della spesa pubblica e la devoluzione di poteri e risorse dallo Stato alle Regioni".
Fiorenzo Sbabo, Presidente Apindustria

"Tuttavia, i dati delle nostre imprese associate sono all'insegna di un certo equilibrio, mantenuto con grande fatica: le variazioni percentuali del volume d'affari, della produzione e dell'occupazione sono molto contenute, ma mediamente positive e si avverte una sia pure limitatissima inversione di tendenza: negli ultimi sei mesi 2002, il volume d'affari (vendite) della piccola industria vicentina è aumentato del +1,3% , mentre la produzione presenta un ritmo di crescita lievemente al di sopra della media veneta (+1,7% contro +1,4%), ma si attesta su livelli inferiori a quelli del primo semestre 2002. Anche l'occupazione è rimasta costante, con addirittura qualche aumento in alcuni comparti, mentre gli investimenti sono tornati a livelli di quasi normalità".

"Per gli imprenditori la situazione non cambierà nei prossimi sei mesi: il 52% del campione prevede stabilità del volume d'affari, il 28% si aspetta un miglioramento (era il 32% a settembre) e solo un 11% prevede una diminuzione; aumenta invece il gruppo degli incerti, che non riesce a fare alcuna previsione (9%)".

"La lieve ripresa è da imputare soprattutto al mercato interno e a quello europeo : le vendite in Italia sono aumentate, infatti, del +2,7%, le vendite nell'area UE sono cresciute del +5,1%, quelle ai Paesi dell'Europa Orientale registrano un +6,3%, mentre su mercati extra UE la situazione è molto più incerta, dato che le vendite al Nord America sono aumentate solo del +1,4%. Asia e America Latina sono, ahimè, in caduta libera. In sintesi: si lavora per i mercati più vicini, e questo si spiega con la nostra grande capacità di essere flessibili e saper ricercare, in tempi rapidissimi, le aree con domanda più promettente".

"Altro dato importante è il saldo occupazionale (+2,5%), che si mantiene sempre positivo; per il prossimo semestre, inoltre, solo il 3% del campione prevede di procedere a una riduzione del personale. Ciò nonostante, l'occupazione cresce in modo difforme da zona a zona: gli occupati aumentano a Vicenza, Valdagno e Bassano, mentre si riducono negli altri mandamenti ; i posti di lavoro crescono nell'Edilizia, nell'Alimentare, nel settore dei Servizi e nell'Orafo (ma qui incide in modo pesante la stagionalità di certe lavorazioni), mentre rimangono stabili o in lieve riduzione negli altri settori".

"Più in generale, per quanto riguarda i settori, la situazione è differenziata, con Tessile-Abbigliamento, Orafo e Grafico in calo, Ceramica ed Edilizia in stabilità e gli altri settori in lieve ripresa. Dal punto di vista territoriale, a consuntivo del secondo semestre 2002,quasi tutti i mandamenti presentano indici di ripresa ad eccezione dell'Alto Vicentino : a fronte di una crescita superiore al +7% nel primo semestre 2002, Thiene segna una riduzione del -2,4% nel secondo semestre e Schio registra un calo di valore prodotto (-2,2%). In prospettiva, aumenta un po' dappertutto la quota delle imprese che prevedono stabilità della produzione e degli ordinativi nei primi mesi del 2003".

"Infine, gli investimenti: le imprese che dichiarano di averne effettuati, nel secondo semestre del 2002 sono, a consuntivo, il 59,5% del campione, ma scendono al 39% nel primo semestre 2003. Questa diminuzione ci allarma non poco: si prospetta un vero e proprio blocco degli investimenti come non si vedeva da tempo, con conseguenze che non possono essere buone".


06/03/2003

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