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Albertazzi a Vicenza
Il grande attore riceve la penna Palladio d'Oro dal Sindaco Hullweck
Sabato 29 marzo , nell'Odeo del Teatro Olimpico, dalle mani del Sindaco di Vicenza, Enrico Hüllweck, il premio della penna d'oro a Giorgio Albertazzi, uno dei più importanti e originali protagonisti della cultura teatrale italiana e internazionale. Albertazzi doveva ricevere il premio lo scorso 7 marzo, ma all'ultimo momento aveva annullato l'impegno per motivi personali. Attore con la A maiuscola, regista, scrittore, maestro, fine traduttore, cantore di versi, direttore artistico. Ma ancora: poliedrico, controverso, geniale, originale, seduttore, nell'arte come nella vita. Non bastano certo questi aggettivi per definire Giorgio Albertazzi, uno dei più innovativi e potenti interpreti della scena teatrale italiana e internazionale, che sarà a Vicenza per essere insignito dal Sindaco della Palladio d'Oro, il riconoscimento ideato dalla città di Vicenza e che farà di Albertazzi un testimone della città berica nel mondo. Una Vicenza che Albertazzi conosce bene da decenni per aver calcato da protagonista il proscenio del meraviglioso teatro Olimpico. Albertazzi è il secondo a ricevere quest'anno il premio, dopo lo scienziato e Nobel Carlo Rubbia .
Giorgio Albertazzi

Per Giorgio Albertazzi, oggi direttore artistico del Teatro di Roma, la Palladio D'oro, penna che simboleggia Vicenza nella sua preziosità di scrigno architettonico, rappresenta un giusto riconoscimento offerto dall'Amministrazione comunale per un'importante carriera artistica e un impegno culturale che ha saputo esplorare inedite strade e aprire nuovi orizzonti in un campo, quello teatrale, per il quale Vicenza offre, forse, il più esclusivo e ambito palcoscenico al mondo, quel Teatro Olimpico che tutti i grandi mattatori hanno desiderato di calcare almeno una volta nella loro carriera.

Memorabili sono ancora le sue interpretazioni di grandi personaggi tragici, come Agamennone di Vittorio Alfieri (1967), Antonio e Cleopatra di Shakespeare (1977), Il Cid di Pierre Corneille (1984). E, più di recente, le Memorie di Adriano tratto dall'omonimo romanzo di Margherite Yourcenar, per la regia di Maurizio Scaparro. Ma l'attore è a Vicenza già nel 1951, con gli Intrighi d'amore del Tasso e, l'anno successivo, con Le Trachinie di Sofocle. Un fiorentino, dunque, ma del contado: Giorgio Albertazzi nasce a Fiesole, studia archittettura e debutta in teatro con Luchino Visconti al Maggio Musicale Fiorentino, in Troilo e Cressida di Shakespeare. Da allora, inizia una carriera e un percorso artistico in costante crescendo: prove attoriali sempre più di spessore, sperimentazioni registiche originali e riconoscimenti dalle più importanti istituzioni teatrali europee.

Interpreta Shakesperare, Sartre, Alfieri, Camus, Faulkner, D'Annunzio, Pirandello, Wedekind, Ionesco; scrive e dirige per la RAI diverse opere -basti qui ricordare L'Idiota" di Dostoevskij (1959)- è protagonista del film di Alain Resnais L'anno scorso a Marienbad premiato con il Leone d'oro alla Mostra Internazionale del cinema di Venezia, nel 1961, per il cinema lavora periodicamente e al cinema è ritornato anche in questi ultimi mesi. E' uscito proprio in questi giorni nelle sale, infatti, L'avvocato De Gregorio, con la regia di Pasquale Squitieri, in cui Albertazzi veste i panni drammatici di un professionista che diventa barbone.

Ma torniamo al teatro. Dal 1995 è direttore artistico di TaoArte, il Festival di Taormina, per il quale porta in scena, nel 1997, l'inedito testo di Dario Fo, Il diavolo con le zinne, lavorando al fianco di Franca Rame. Tuttavia, è attraverso l'interpretazione di personaggi come Giacomo Casanova (mette in scena Casanova Comedien, con la regia di Scaparro), Mefistofele (porta in scena l' Urfaust di Goethe sempre sotto la guida di Scaparro) e Shylock (il suo Mercante di Venezia chiude la 56° edizione del Festival Shakespiriano di Verona ed è il successo della stagione teatrale estiva), che Albertazzi esprime appieno la complessità della sua personalità, l'altezza della sua arte e l'originalità della sua visione interpretativa.


28/03/2003

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