| Informazione pubblicitaria |  | | | | | | | CHIESA VIVA on line 03/2003 |  | Il cammino della sua vita | | Il cammino della sua vita | | | Don Giacomo Bravo, nato a Cartigliano nel 1932 era stato ordinato sacerdote nel 1959. Subito fu Vicario Cooperatore a Costozza. Per le sue doti particolari fu chiamato nel 1962 in Seminario come insegnante nella scuola media e direttore dell'OVE (Opera Diocesana Vocazioni) collegata ancora all'Ufficio Missionario e Seminario. Fu in questa veste che iniziò una sua generosa collaborazione con l'allora direttore mons. Faedo sia rilanciando l'attività vocazionale con iniziative varie impegnandosi nel sostegno delle Pontificie Opere Missionarie. Ebbe a dire un giorno: "ho lasciato parte del mio cuore nelle PP.OO.MM. e resto male quando incontro confratelli che non ne comprendono la funzione e l'importanza. Fu nel 1964 che, superando non poche difficoltà soprattutto romane che fondò e iniziò la diffusione del mensile "Chiesa viva". Allo scopo - ebbe a dire - di offrire ad un gruppo di persone preparate (le zelatrici missionarie come ancora si chiamavano) e ricche interiormente la possibilità di portare in ogni famiglia uno strumento, una parola che ravvivi il senso della dimensione missionaria della fede".Nel 1967 viene nominato rettore del Seminarietto della Cattedrale e vice Assistente diocesano delle donne di A.C.. Continua la sua collaborazione con l'Ufficio Missioni e Seminario.Nel 1969 ottenne a Roma la licenza in teologia e passò in Seminario, nel momento un po' tormentato del postconcilio, come vice-rettore degli alunni di teologia. Seguì con molta saggezza l'evoluzione anche organizzativa del Seminario e nel 1977 fu nominato Rettore della Comunità teologica e insegnante di Storia e Teologia delle Religioni.Nel 1982 lasciò il Seminario per assumere l'incarico di Assistente Diocesano dell'Azione Cattolica. E fu anche questo il settore nel quale profuse le sue doti umane e la sua profonda e colta spiritualità. Nel luglio del 1990 fu nominato Arciprete della parrocchia di Ognissanti di Arzignano che resse fino a quando nel 1997 il Vescovo lo chiamò al primo suo amore, a dirigere l'Ufficio Diocesano per la pastorale missionaria. Il Signore lo ha chiamato a se dal suo compito di lavoro, mentre visitava portava sostegno alla difficile missione cattolica nel Sudan.Una Chiesa vicina alla sua gente Il Sudan, con i suoi 2 milioni e 500 mila kmq è il più esteso paese dell'Africa. Ha circa 29.8 milioni di abitanti. Si tratta di una popolazione eterogenea: con 56 gruppi etnici e almeno in 572 tribù che parlano lingue diverse.Il paese è sconvolto da una guerra civile che dal 1983 ad oggi ha causato la morte di oltre due milioni di persone e oltre quattro milioni di sfollati. Il sud è completamente distrutto e la carestia complica la situazione: quasi due milioni di persone dipendono dall'aiuto umanitario, in un paese potenzialmente ricco dal punto di vista agricolo. La guerra civile costa al governo di Khartoum un milione di dollari al giorno.Il protrarsi della guerra civile, della carestia e le spinte fondamentaliste del governo islamico di Khartoum hanno condizionato pesantemente la presenza cattolica nel Paese. "Per i cristiani - ha affermato mons. Paolino Lukudu, presidente della Conferenza espiscopale sudanese - l'oppressione assume la forma dell'islamizzazione: i fondamentalisti cercano di forzare i cristiani a diventare musulmani in modi diversi. Ad esempio, concedendo l'accesso ai posti di lavoro, alle cure mediche o ai livelli superiori di istruzione solo se diventano musulmani. La stessa guerra civile è in parte uno strumento di oppressione religiosa".Durante gli ultimi anni, diverse chiese e centri di preghiera sono stati distrutti; inoltre, due preti, Lino Sebit e Hilary Boma, furono messi in prigione per oltre un anno insieme a una ventina di laici. Oggi per il personale religioso straniero è difficile ricevere il visto di permanenza. Il governo di Khartoum fa di tutto per ostacolare il cammino della chiesa cattolica.La Conferenza episcopale è stata costretta a dividersi in due Conferenze regionali, una per l'area governativa, l'altra per quella controllata dai ribelli dell'Spia, in quanto i vescovi non possono muoversi liberamente dall'una all'altra. Il loro incontro annuale si tiene a Nairobi in Kenya.Nonostante queste difficoltà, la Chiesa sudanese sta crescendo. Attualmente si calcolano all'incirca 3 milioni 300 mila cattolici su una popolazione di 29,8 milioni. Nelle nove diocesi sono presenti undici vescovi, circa 200 preti locali (contro 60 nel 1980), 136 religiosi, 78 fratelli e 297 suore. I seminaristi sono circa 240. La Chiesa, inoltre, gestisce numerose scuole e i dispensari.Anche il numero dei catechisti è notevolmente aumentato in questi anni: essi rappresentano un indispensabile e capillare strumento di evangelizzazione e di pastorale in tutte quelle aree che possono essere raggiunte dal prete solo saltuariamente.Santa Giuseppina Bakhita, suora canossiana originaria della diocesi di El Obeid, deceduta nel 1947 a Schio, nel vicentino. L'ex-schiava sudanese, figura esemplare di religiosa e di testimone del Vangelo, è, insieme al beato Daniele Comboni, punto di riferimenti per i cattolici sudanesi, afflitti dalla guerra, dalla persecuzione religiosa e dalla carestia. (M..N.) | | | | 06/03/2003 | | Rubriche |  | LIBRI A cura di Alessandro Scandale |  | CALCIO L'opinione di Adalberto Scemma |  | CINEMA A cura di Alessandro Scandale |  | ARCHIVIO NEWS L'archivio del nostro NewsMagazine | | | |