| E' stato durante il servizio generoso ed appassionato nell'Azione Cattolica, in qualità di assistente unitario, che la maggioranza dei laici della nostra diocesi ha avuto modo di conoscere e apprezzare mons. Giacomo Bravo per le doti di umanità, per la profonda spiritualità e la competenza dottrinale. In AC è arrivato nel 1983 e subito ci colpì il suo sorriso, l'amabilità del carattere, la pacatezza nel parlare e la facilità che aveva nell'entrare in relazione con ciascuno. Ma più ancora colpì, soprattutto quanti lo conoscevano poco, la sua profonda dimestichezza con la parola di Dio; le sue riflessioni in presidenza diocesana o in consiglio, benchè rivolte ad un numero ristretto di persone, erano preparate con cura, espresse con rara efficacia, sempre ricche di significati profondi, stimolanti per la vita cristiana di ognuno. In qualità di relatore ai campi scuola o in occasione delle varie giornate associative o quando predicava gli esercizi spirituali, i suoi interventi raggiungevano sempre il cuore di chi lo ascoltava. Anche da assistente diocesano di AC, don Giacomo fu a servizio pieno della Chiesa vicentina, perché era disponibile per tutti, fossero gruppi associativi o parrocchie che organizzavano incontri di formazione o di spiritualità. In ogni occasione egli vi profondeva il medesimo entusiasmo. Lui, prete, rispettoso del ruolo e delle competenze dei laici, mostrava ai laici stessi come la corresponsabilità nella chiesa chiama ciascuno a fare la propria parte nella diversità dei ruoli, ma in un rapporto di pari dignità dei carismi e, dunque, di rispetto reciproco. Per questo i laici lo amavano. Don Giacomo era prete capace di dialogo, aperto al confronto, ricercava e si faceva promotore di comunione e tuttavia mal sopportava le posizioni indefinite, amava la chiarezza; in questo senso la schiettezza lo aiutava a superare le resistenze che lo costringessero all'immobilismo. Quando divenne parroco e, da ultimo, nell'incarico di direttore dell'Ufficio Missionario Diocesano, questi tratti della personalità umana e spirituale ebbero modo di affinarsi ed è con questo bagaglio che si è presentato all'appuntamento con il Signore. A noi, pur nella tristezza per la sua perdita, resta la gioia di averlo incontrato. Gino Lunardi Tra le diverse stagioni di servizio alla Chiesa diocesana (Seminario, Azione Cattolica, Parrocchia, Ufficio Missioni) il tempo che Mons. Bravo ha donato all'Azione Cattolica Vicentina non è stato molto lungo, ma certo tra i più intensi e sereni della sua missione sacerdotale. Don Giacomo è giunto in Azione Cattolica, come Assistente Diocesano, nell'estate del 1982. Un dono imprevisto per l'Associazione, ma profondamente meditato e voluto da Mons.Onisto che, così, intendeva aiutare l'Azione cattolica con i fatti e non solo con parole di incoraggiamento. Don Giacomo giungeva dal Seminario teologico dopo gli anni più intensi e drammatici del post Concilio ed arrivava in un'Azione Cattolica che aveva vissuto quella grande stagione con la stessa intensità e sofferenza. La sofferenza maggiore la si provava, in molte Parrocchie, proprio nel rapporto di fiducia con i sacerdoti e spesso con i più giovani. Nell'intenzione di Mons.Onisto, don Giacomo avrebbe potuto attivare, proprio con i sacerdoti, e con i giovani in particolare che conosceva meglio, quel nuovo, positivo e costruttivo rapporto, essenziale al rilancio dell'A.C.. Seppe inserirsi in Centro Diocesano con uno stile ritmato da semplicità, discrezione, intensità sacerdotale, ma altrettanto rispettoso per le competenze e responsabilità laicali. Cominciò a girare molto (Congreghe, ritiri per i preti, incontri con gli Assistenti Vescovili, incontri personali con i parroci) per ascoltare, conoscere, capire. In pochi mesi riuscì a farsi sentire in Azione Cattolica da sempre, dando a ciascuno coraggio ed entusiasmo, anche per le più imprese più ardite: per tutte ricordo l'acquisto di S.Maria da Nives! L'idea, accolta con entusiasmo da Mons. Onisto che amava le Dolomiti e riteneva giusto che Vicenza trovasse, in "quel paradiso di montagna", un luogo stabile di incontro e di formazione, trovò in don Giacomo un esecutore creativo e strabiliante. Seppe suscitare nei soci, a partire dai più anziani e silenziosi, una partecipazione ed un senso di appartenenza, vitali per realizzare l'acquisto della casa ma, ancor più, per il rilancio dell'Associazione. Fernando Cerchiaro | |